Politica e Sanità
05 Luglio 2017La Toscana, un'eccellenza su molti versanti delle cure, è la peggiore sulla spesa farmaceutica, il che porta spesso i conti della nostra sanità regionale spesso a rischio di piano di rientro. È quanto ha detto Stefania Saccardi assessore regionale per il Diritto alla Salute della Regione Toscana, durante un dibattito pubblico durante la Festa dell'Unità a Montelupo, incentrato sulle prospettive della salute. L'assessore ha lamentato una scarsa collaborazione delle industrie farmaceutiche sul fronte del payback, per far fronte allo sfondamento del limite della spesa per i medicinali in ospedale. «Rispetto alla loro potenza, in politica sono dei bambini - ha commentato, sarcasticamente - Nella legge di Stabilità c'è una norma voluta dalle aziende che modifica i tetti della spesa farmaceutica senza che si sia potuto dire alcun che. Invece, malgrado avessi un rapporto molto stretto col presidente del Consiglio, non mi è riuscito di far inserire la norma che preferivo sul payback. Siamo di fronte a questo tipo di poteri».
Secondo l'assessore la sproporzione dell'influenza sulla capacità decisionale a livello di governo, fra politica e aziende si riflette costantemente sull'esborso annuo per i medicinali e ha aggiunto: «Se in Toscana la spesa maggiore corrispondesse a un livello di cura più ampio sarebbe un bene. Ma poiché in Emilia Romagna, in Veneto, in Lombardia una spesa nei limiti si esprime ugualmente una buona sanità, mi chiedo perché nella nostra regione dobbiamo spendere una "baracca di quattrini" che non possiamo utilizzare nelle tecnologie o nell'assunzione del personale». La Giunta regionale, è stato ricordato, ha provato a dare qualche indicazione per il contenimento delle uscite per i medicinali, per esempio, ha diramato l'indicazione ai dottori di prescrivere i farmaci equivalenti previsti da Aifa che hanno un costo inferiore. Saccardi ha chiosato polemicamente che non essendoci alcuna necessità di puntare sul medicinale più costoso, «viene da pensare che qualcuno porti a casa qualche regalino». E rispondendo a un rappresentante delle associazioni in merito ai farmaci innovativi, alla loro effettiva innovatività e ai costi maggiori che comportano, ha detto: «Capisco le preoccupazioni delle associazioni. Capisco meno i professionisti che fomentano le associazioni convincendole che un farmaco cosiddetto nuovo non abbia in realtà le caratteristiche di novità». Purtroppo, ha concluso, «a livello nazionale non abbiamo un organismo che valuti la reale innovatività dei farmaci».
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