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Politica e Sanità

06 Luglio 2017

Vaccini, cambia il decreto con qualche novità. Tra le Regioni è scontro


Dopo giorni di attesa, è arrivato il via libera all'emendamento al decreto legge sui vaccini che fa scendere quelli obbligatori dai 12 inizialmente previsti a 10. La Commissione Sanità del Senato, nella notte, ha approvato infatti la modifica presentata dalla relatrice Patrizia Manassero (del Pd) su richiesta della presidente Emilia De Biasi e poi in parte cambiata dopo l'audizione di martedì pomeriggio del presidente dell'Istituto superiore di sanità, Walter Ricciardi. Nel decreto, in particolare, si prevede che 4 vaccinazioni diventeranno suggerite attivamente dalle Asl, oltre che gratuite come già previsto dal Piano nazionale vaccini: si tratta di quelle contro il meningococco C e B, che fino ad ora erano nel gruppo delle obbligatorie, e di quelle contro il rotavirus e lo pneumococco. Tra le principali novità c'è anche l'ok alla riduzione delle sanzioni (la massima passa da 7500 a 3500 euro) e alla cancellazione del riferimento alla perdita della patria potestà per chi non vaccina i figli. Intanto, mentre la Commissione Sanità sta concludendo l'esame del provvedimento che tornerà in Aula la prossima settimana, le Regioni riunite in Conferenza unificata hanno dato parere favorevole ma non in modo unanime. Il Veneto, infatti, ha annunciato che presenterà ricorso alla Consulta.

Obiezione condivisa solo dalla Valle D'Aosta che darà parere contrario senza fare ricorso. «La Regione Veneto è l'unica in Italia a non avere un modello di obbligo vaccinale, ma un obbligo di discutere con i genitori e le famiglie, ed è un modello concordato col ministero della Salute» ha detto il presidente della Regione Luca Zaia. «È un modello che hanno altri 15 paesi europei, tra cui la Germania, la Spagna, il Regno Unito e molti paesi del nord Europa. Il Veneto» ha aggiunto «non è contro i vaccini ma va avanti con il ricorso perché siamo convinti che la coercizione e questa forma di obbligo creerà ancora di più abbandono vaccinale». Una posizione «incomprensibile» benché «legittima», secondo Stefano Bonaccini, presidente della Conferenza delle Regioni. «Questa questione è troppo importante per non dover vedere il ritorno dell'obbligo vaccinale» ha aggiunto «non è tollerabile che nel 2017 si deve aver paura di ammalarsi o peggio per malattie di cui avevamo perduto memoria. Il Mef ha garantito che vi è la copertura economica» ha concluso.

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