Politica e Sanità
28 Luglio 2017Il decreto vaccini, approvato in via definitiva e ora legge, continua a far discutere all'interno della categoria in merito all'iter degli emendamenti, poi ritirati, che avrebbero previsto un ruolo più ampio della farmacia. A tornare sulla questione una lettera inviata per conoscenza alla Federfarma nazionale, firmata dai presidenti delle Federfarma provinciali di Belluno, Campobasso, Catanzaro, Cosenza, Crotone, Isernia, L'Aquila, Pisa, Reggio Emilia, Rimini e Teramo, che apre la polemica con il presidente Marco Cossolo per le modalità con cui ha presentato in Assemblea gli emendamenti a firma Mandelli-D'Ambrosio che introducevano la possibilità di vaccinare i cittadini nelle farmacie a opera di medici.
Secondo i presidenti firmatari sarebbe stata data troppa enfasi agli emendamenti e poca attenzione alle critiche, in particolare, sarebbe stata rappresentata una realtà alterata rispetto a quanto poi è stato approvato in Parlamento. Immediata la risposta del Consiglio di presidenza di Federfarma nazionale, che con una lettera replica come "solo chi fa, rischia", rigettando la "presunzione del tutto infondata e offensiva nei confronti nostri e dell'intera Assemblea - che il Presidente di Federfarma abbia raccontato delle falsità in occasione dell'Assemblea nazionale del 5 luglio scorso proprio sul tema dei vaccini"
Il Consiglio afferma che il presidente Cossolo "si è limitato a riferire lo stato dell'arte, comunicando che era stato presentato un emendamento convintamente sostenuto in sinergia con la Fofi" e precisa che "il fatto che nell'emendamento fosse stata inserita la ormai tradizionale dicitura "senza nuovi o maggiori oneri per il bilancio pubblico" richiesta dalla Ragioneria generale, sta a significare che la norma non avrebbe potuto comportare costi aggiuntivi per lo Stato, non che le Regioni non avrebbero potuto reperire all'interno dei propri bilanci le risorse per remunerare l'attività svolta dalle farmacie". E alle polemiche sul ruolo di "affittacamere" o di "agenzia immobiliare" nei confronti dei medici, sollevate dai presidenti provinciali, il Consiglio risponde che si sarebbe trattato di "andare incontro alle esigenze dei cittadini, mettendo a disposizione i propri spazi per la somministrazione dei vaccini". Infine il Consiglio sottolinea che il Senato "ha voluto comunque dare un segnale di attenzione nei confronti delle farmacie, prevedendo un loro coinvolgimento nelle campagne vaccinali attraverso la possibilità per i cittadini di prenotare i vaccini in farmacia tramite Cup".
La replica di Federfarma si chiude tornando alla risposta "solo chi fa, rischia". Il Consiglio di Presidenza chiarisce: "Almeno noi ci abbiamo provato. Per ora, non ci siamo riusciti, ma abbiamo comunque favorito un dibattito sulla questione del possibile ruolo delle farmacie nelle campagne vaccinali. Accettiamo le critiche costruttive, ma non le strumentalizzazioni da parte di chi, in negli anni passati, ben poco ha fatto per risolvere le questioni di cui oggi si fa paladino con una veemenza che in precedenza non ha mai dimostrato nei confronti degli interlocutori istituzionali della farmacia".
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