Politica e Sanità
05 Settembre 2017Una bambina di quattro anni, di Trento, è morta di malaria agli Spedali civili di Brescia dove era stata ricoverata d'urgenza: la notizia fa scalpore, specie in considerazione del fatto che né la piccola né i familiari si erano recati di recente all'estero, in Paesi a rischio. Le autorità sanitarie si sono mosse tempestivamente: l'Istituto superiore di sanità ha disposto una disinfestazione del reparto di pediatria dell'ospedale Santa Chiara di Trento, dove la bambina era stata inizialmente ricoverata, mentre il ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha inviato un gruppo di esperti per far luce su come sia avvenuto il contagio. «Solo facendo un'indagine epidemiologica molto complessa sulla bambina, ricostruendo con chi sia entrata in contatto, si potrà capire qualcosa di più», spiega Giampiero Carosi, che è professore emerito di Infettivologia proprio all'Università di Brescia, ma che non ha seguito direttamente il caso e ha appreso la notizia dai giornali.
Si deve innanzitutto ricordare che il contagio diretto da uomo a uomo non è possibile: «Serve un vettore - chiarisce Carosi - cioè una zanzara del genere Anopheles che punga una persona con il plasmodio nel sangue e poi un'altra, a cui viene trasmesso il patogeno. Sono stati riportati anche episodi di zanzare trasportate da aerei che hanno punto persone nei dintorni degli aeroporti (airport malaria) e addirittura di una maschera africana, portata come regalo, che aveva liberato una Anopheles. Ci sono stati anche casi di contagio che non hanno coinvolto zanzare, tra tossicodipendenti che si scambiavano la siringa». L'esperto chiarisce che si tratta di casi che del tutto eccezionali e ne sono stati descritti solo alcuni in letteratura. Escludendo di conseguenza qualsiasi tipo di allarmismo, ci si interroga su chi possa aver infettato la bambina di Trento. «In Italia le Anopheles esistono - dice il professore - ed è possibile che il plasmodio provenga da un portatore, un viaggiatore di ritorno da un viaggio in Africa con cui la bambina è entrata in contatto». C'è da segnalare che al Santa Chiara erano ricoverati due minori che avevano contratto la malaria in Africa, ma a quanto risulta la bimba era già con la febbre alta quando è stata ricoverata. Sulla vicenda è intervenuto anche Roberto Burioni, docente dell'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, ricordando che «quando ci si reca nei Paesi a rischio è importantissimo fare la profilassi antimalarica, cosa che molti prendono erroneamente sottogamba. Le zanzare sono un pericoloso vettore di malattie infettive e dobbiamo fare di tutto per eliminarle». Infine il virologo ricorda che purtroppo non abbiamo un vaccino: «Se lo avessimo salveremmo la vita a migliaia e migliaia di malati - per lo più bambini - che ogni anno muoiono di malaria».
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