Politica e Sanità
13 Ottobre 2017Per rendere efficace l'azione della rete delle farmacie è necessario attuare, nella scala più ampia possibile, la standardizzazione delle attività, la certificazione e l'accreditamento al fine di valorizzare, anche economicamente, le medesime attività. È questo il messaggio che è emerso durante il convegno dell'Ordine dei farmacisti di Catania, svoltosi durante Pharmaevolution. Convegno che, come sottolinea Claudio Di Stefano, membro del Consiglio direttivo dell'Ordine, «ha avuto come obiettivo quello di indicare alcune attività che si renderanno necessarie qualora si voglia sviluppare il concetto di rete ed aggregazione tra farmacie indipendenti a seguito dell'approvazione della legge 124/17».
E a Farmacista33 spiega: «La costituzione, il potenziamento e l'avvio dell'attività delle reti dovranno essere progetti da realizzare in tempi brevi e da sviluppare con rapidità, perché le catene reali di farmacie, quelle che già esistono ma che operano solo su alcune basi comuni, potranno essere avvantaggiate. Non possiamo cullarci» avverte Di Stefano «sul fatto che le catene reali agiscano solo sulla leva commerciale perché anche loro porranno grande attenzione all'aspetto professionale e potranno sfruttare l'economia di scala per realizzare i progetti». Nel corso del convegno inoltre sono stati indicati «i passaggi che riteniamo necessari per strutturare le reti e per rendere efficace la loro azione». In particolare: «Sviluppare progetti di aggregazione per mettere a sistema la rete delle farmacie in maniera orizzontale, cioè tra le farmacie, e verticale, vale a dire con gli altri soggetti della filiera e le categorie professionali sanitarie, in particolare con i medici di medicina generale e gli infermieri». Secondo gli esperti presenti, «standardizzazione delle attività, certificazione e accreditamento su ampia possibile rappresentano il metodo per rendere efficace l'azione della rete delle farmacie. La certificazione» spiega ancora Di Stefano «consente di validare le procedure ed i risultati raggiunti e permette di "venderli" alla controparte pubblica o privata richiedendone una remunerazione a fronte di una valutazione di efficacia. Si potrà parlare di certificazione della farmacia, del farmacista (per esempio sviluppando i protocolli di consiglio) e delle attività di pharmaceutical care, in particolare quelle sull'aderenza terapeutica e la presa in carico. Nessuna di queste attività può essere svolta, dandone un valore, dalla singola farmacia, ma neanche da tutte le farmacie se attuata in maniera disomogenea. La certificazione, quindi, eleva l'attività di dispensazione (atto prevalentemente tecnico) ad atto professionale (atto cognitivo). Ciò è importante per passare da un rimborso per la distribuzione (che viene man mano ridotto stante processi di revisione della spesa e risparmi del SSN) ad una remunerazione professionale (legata ad attività pro attive del farmacista, che andrebbero implementate secondo risultati, alzandone il valore economico)».
Sul tema è intervenuta anche Erika Mallarini docente della Sda Bocconi che in un suo commento pubblicato sui social ha ricordato l'importanza di questi passaggi: «Ritengo che la tutela della professione e della farmacia passi dai sistemi di certificazione e accreditamento, perché in sanità è la qualità a garantire il ruolo delle professioni e delle aziende sanitarie da qualunque cambiamento istituzionale e di mercato. E i concetti di accreditamento e di certificazione nel settore della distribuzione del farmaco passano necessariamente da reti. Poi la rete può avere carattere di impresa, o di associazione sindacale, o professionale, per esempio le reti cliniche, ma ciò che conta è la presenza di procedure standardizzate indispensabili per fare sistema».
Simona Zazzetta
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