Politica e Sanità
27 Ottobre 2017Farmaci, salute e qualità della vita: è questo il filo conduttore del 38° congresso della Società italiana di Farmacologia in corso a Rimini fino al 28 ottobre. Perché questa scelta? «È il momento di cercare strumenti per formare i farmacologi verso la terza fase della vita dell'uomo, cioè la senescenza, con farmaci da prescrivere in appropriatezza e nel rispetto dell'aderenza terapeutica, che permettono, insieme allo stile di vita, di contrastare la neurodegenerazione e assicurare una discreta qualità di vita» afferma il Presidente, Giorgio Cantelli Forti in occasione dell'apertura del Congresso. «Molto importante in questo senso è la formazione del personale sanitario, che dovrebbe essere più moderna e adeguata alla richiesta dei tempi. La Sif avvierà una strategica opera di comunicazione educativa rivolta al cittadino per diffondere la conoscenza del corretto uso dei farmaci per ridurne i possibili rischi e contribuire al contenimento dei costi sanitari, ma prima di diffondere cultura presso la cittadinanza è necessario farlo al nostro interno».
Tra le questioni trattate, anche la difficoltà che l'Italia incontra nel trasferimento tecnologico. L'Italia è tra i primi al mondo per qualità della ricerca scientifica ma è molto indietro per i brevetti: le domande sono in crescita del 9% ma in Europa l'Italia resta al sesto posto dopo Germania, Francia, Paesi Bassi, Svizzera e Regno Unito.
Il problema è dato dalla «limitata capacità di trasferire i risultati della ricerca al sistema industriale; le aree chiave per un trasferimento di successo sono una visione a medio lungo termine, competenza e leadership, cultura imprenditoriale, massa critica, deburocratizzazione, partnership tra pubblico e privato e capillarità» precisa Cantelli Forti.
Urgente anche il miglioramento della sinergia tra percorsi didattici e mondo del lavoro: «attualmente la formazione universitaria di base nei settori della salute pone scarsa attenzione agli argomenti relativi alla ricerca e allo sviluppo sperimentale dei farmaci» prosegue Cantelli Forti, «di conseguenza gli studenti completano il percorso universitario con conoscenze limitate sugli aspetti regolatori dello sviluppo dei farmaci, della conduzione dei clinical trials e della farmacovigilanza. La proposta, condivisa da industria e università, è quella di inserire specifici insegnamenti nei corsi di laurea nel settore della salute e di realizzare seminari specifici nell'ambito delle facoltà biomediche».
Senza dimenticare il ruolo futuro del farmacologo, in un'epoca in cui la gestione di farmaci sempre più potenti e costosi richiede una preparazione specialistica e specifica. Una «figura che integri le conoscenze del medico, a favore di un'alleanza che garantisca la scelta terapeutica più appropriata e che permetta anche una visione di risparmio nel lungo periodo».
Stefania Cifani
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