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Politica e Sanità

18 Dicembre 2017

Sostituibilità biologici, pazienti con patologie reumatiche contrari a delibera toscana


«Ai pazienti con gravi malattie reumatiche che da tempo ricevono cure efficaci va sempre garantita la continuità terapeutica. I reumatologi devono essere liberi di poter prescrivere il farmaco che ritengono più opportuno e la loro scelta deve rispettare solo criteri scientifici e non parametri economici». Così l'Associazione Toscana Malati Reumatici (ATMaR) e l'Associazione Nazionale Malati Reumatici (ANMAR Onlus) intervengono sulla delibera 960, con la quale la Regione Toscana «ha sancito di fatto l'equivalenza e la sostituibilità del farmaco biologico originator con il biosimilare di riferimento».
«Siamo consapevoli» continuano le due associazioni «dell'utilità dei biosimilari per garantire la sostenibilità del sistema sanitario nazionale e appoggiamo gli specialisti quando dicono che si possono utilizzare nei pazienti naive, cioè quelli che devono iniziare una nuova terapia. Siamo però fortemente contrari alla sostituzione dell'originale con il biosimilare in malati che da anni seguono con successo terapie biologiche e che stanno bene». «In questi anni, migliaia di pazienti grazie ai biologici sono riusciti a sconfiggere patologie importanti, come artrite reumatoide, spondilite anchilosante, artrite psoriasica - afferma Paola Grossi, Presidente dell'ATMaR -. Con queste cure sono tornati a una vita normale e alle proprie mansioni lavorative. Ora, invece, la Toscana impone la sostituzione della molecola e questo può essere un rischio serio per la salute di molte persone. Come sostiene la Società Italiana di Reumatologia, i biologici sono medicinali molto complessi e quindi anche minime differenze rispetto all'originale possono alterare la loro efficacia. Infatti il 30% dei pazienti che sono passati da un biologico a un biosimilare dopo un paio di anni hanno dovuto affrontare la ricomparsa di alcuni suoi sintomi o la recidiva della malattia».

«La situazione sta diventando insopportabile sia per i clinici che per i malati - aggiunge Silvia Tonolo Presidente Anmar Onlus -. Negli ultimi mesi abbiamo ricevuto decine e decine di segnalazioni di pazienti che sono stati costretti a ritirare, nelle farmacie ospedaliere o dipartimentali, un farmaco diverso da quello prescritto inizialmente dal medico curante. Chiediamo quindi alla Toscana di porre fine al più presto a questa situazione e di attuare maggiori controlli. La scelta del passaggio (o switch) dall'originator al biosimilare non può essere imposta solo per far quadrare i conti di una struttura sanitaria. La legge 232 del 2016 lo vieta esplicitamente e quindi invitiamo tutte le Regioni a rispettare e applicare questa norma». Per risolvere questo grave problema, conclude la nota, "bisogna ridare ai reumatologi la piena facoltà prescrittiva e rafforzare il loro ruolo all'interno del sistema sanitario nazionale".
«Attualmente questo non avviene né in Toscana né in altre Regioni italiane - aggiungono Grossi e Tonolo -. Di queste posizioni vorremmo avere chiarimenti da parte della Regione perché si sta limitando l'autonomia decisionale del medico specialista e si può incrinare anche il suo rapporto di fiducia con il paziente, che rischia così di perdere un punto di riferimento importante».

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