Politica e Sanità
12 Gennaio 2018Qualora il Comune di Bologna dovesse cedere la sua quota in Afm, oggi del 16% circa, perderebbe la gestione delle 35 farmacie comunali ma non proprietà e titolarità che, almeno a quanto per ora emerge, non viene messa in discussione e rimarrebbe in capo a Palazzo Accursio. Da questa riflessione, Francesco Schito, direttore generale di Assofarm, solleva alcune perplessità in merito all'annuncio fatto nei giorni scorsi dal Comune emiliano intenzionato a vendere la sua quota della società che gestisce le Comunali bolognesi: «Si aprirebbero alcuni quesiti sul senso di mantenere la proprietà delle farmacie senza però poterne governare, anche perché nello scenario che si prospetta che valore avrebbe il contratto di servizio che il Comune andrebbe a stipulare con Admenta che ha finora avuto l'80% della gestione. Quando venne avviata la privatizzazione, nel 1997, con la costituzione di una S.p.a. per la gestione per 99 anni, l'80% delle azioni se le aggiudicò Admenta, ma non c'è mai stata una cessione della proprietà».
Schito ricorda anche che negli ultimi anni un'operazione simile venne prospettata per le comunali di Milano: «Ma non si arrivò a nulla di fatto». E aggiunge: «Il Comune si sta adeguando alla legge Madia che obbliga alla dismissione dalle partecipazioni minoritarie, ma in questo caso si sta uscendo solo da una gestione partecipata. Volendo il Comune potrebbe vendere la proprietà delle farmacie, mentre così resta il dubbio su come possa rimanerne titolare senza averne la gestione. Detto questo» conclude «dispiace che anche l'ultima quota pubblica verrà privatizzata, ma va precisato che già in altre occasioni Admenta si era allontanata da Assofarm, per esempio per il rinnovo del contratto adottato per le farmacie comunali. Chiaramente con quota di gestione maggioritaria è Admenta che detta le politiche».
Simona Zazzetta
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