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Politica e Sanità

29 Gennaio 2018

Prelievo utili farmacia, Lucidi (avvocato): si tenga conto del cash flow da gestione corrente


È buona norma che il prelievo degli utili, effettuato dal titolare, non ecceda la misura dell'utile d'esercizio, calcolato al netto o al lordo delle imposte, a seconda della loro inclusione nel conto economico, e allo stesso tempo tenga conto del flusso di cassa generato dalla gestione corrente, considerato che alcune voci del conto economico non danno origine a un incasso.
Questo il suggerimento che arriva da Stefano Lucidi, avvocato dello Studio Associato Bacigalupo-Lucidi di Roma, in un'analisi proposta da Sediva news sull'impatto per la farmacia del prelievo effettuato dal titolare e/o dai collaboratori familiari.
L'esperto ricorda, in una prima distinzione, le differenze tra l'utile d'esercizio e il flusso di cassa. Il primo, afferma, emerge «dal conto economico della nostra farmacia è sotto alcuni aspetti un risultato virtuale, scaturendo da costi e ricavi individuati per competenza, cioè in ragione della maturazione degli uni e degli altri in un certo esercizio annuale e a prescindere dagli aspetti finanziari e quindi dal pagamento/riscossione dei correlati debiti/crediti». Il flusso di cassa (cash flow) è, invece un «un risultato più "concreto", perché misura la variazione (in positivo o in negativo) di un periodo rispetto al precedente delle risorse monetarie generate dalla gestione aziendale, e non coincide mai con l'utile d'esercizio». E chiarisce: «Quando tutti i costi/ricavi numerari siano stati pagati/riscossi, esistono delle componenti di reddito che non hanno manifestazione numeraria» e ricorda, per esempio, gli ammortamenti, i ratei e risconti.
Lucidi ricorda la buona regola: «Il prelievo degli utili non ecceda la misura dell'utile d'esercizio assunto al netto delle imposte, ove queste ultime siano state inserite nel conto economico, oppure al lordo delle imposte nel caso contrario (ma in tale evenienza i tributi devono essere pagati personalmente dal titolare e/o dai collaboratori, e anche questo è un aspetto che conosciamo) - e aggiunge - però le regole di una buona gestione impongono anche che il prelievo personale tenga conto del flusso di cassa generato dalla gestione corrente». Vale a dire che, come prima accennato, «nel conto economico sono presenti alcune voci, come ad esempio l'ammortamento di beni strumentali materiali e immateriali, che concorrono nella determinazione dell'utile d'esercizio, ma non danno origine a un incasso e/o pagamento». Secondo l'avvocato Lucidi, quindi, per ottenere l'importo che effettivamente titolare/familiari/soci potranno prelevare nei primi mesi dell'anno successivo di esercizio, è necessario «defalcare dalla disponibilità finanziaria netta gli utili prelevati durante l'anno e la quota annuale ammortamento beni strumentali».
E conclude, aggiungendo: «Spendendo, e non accantonando, anche l'ammontare delle quote annuali, i nuovi investimenti dovrebbero essere realizzati a tempo debito con apporto di denaro "fresco" dall'esterno, in sostanza da parte del titolare. E, se è necessario precisarlo, il titolare potrebbe sempre decidere di non prelevare, tutto o in parte, l'utile per esigenze personali, destinandolo così ad una maggiore patrimonializzazione dell'azienda ovvero a una riduzione del deficit patrimoniale il quale è rappresentato e figura nel bilancio sotto la voce "prelievo titolare/soci».

Simona Zazzetta

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