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Politica e Sanità

22 Febbraio 2018

Riforma Enpaf, Parafarmacie e Mnlf: sì a contributivo e a previdenza più inclusiva


Continua il dibattito nella categoria sulle prospettive pensionistiche e ad allinearsi alla richiesta di una riforma, che è stata avanzata nei giorni scorsi da diverse componenti della professione, sono anche il Movimento Nazionale Liberi Farmacisti, la Confederazione Unitaria Libere Parafarmacie Italiane e la Federazione nazionale parafarmacie italiane, che sottolineano in particolare come, rispetto a qualche anno fa, oggi, ci sia un «proliferare di situazioni lavorative» e reddituali che non riescono a trovare risposte nell'attuale sistema previdenziale.

Per il Mnlf si tratta di «cominciare a ragionare su un diverso sistema previdenziale che, pur nel rispetto dei vincoli di bilancio, sia in grado di coniugare attraverso la libera scelta contributiva una sussistenza previdenziale adeguata con un carattere solidaristico universale» e andare verso «una previdenza che sia più "inclusiva"». Anche perché conseguenza di questa situazione è «la fuoriuscita dai registri ordinistici e quindi dalla professione di un numero sempre crescente di farmacisti, risultato questo che sembra essere in antitesi con gli obbiettivi di un ente previdenziale di categoria». In particolare, un grande problema a cui far fronte è la «precarietà. Termine che deve essere inteso attraverso un significato allargato del termine: nei rapporti di lavoro, ma anche nella tipologia dei rapporti di lavoro». Entrando nel concreto delle proposte, il Mnlf sottolinea la necessità di passare a una «contribuzione su base proporzionale al reddito: non deve più accadere, come accade oggi, che pagare l'Enpaf per alcuni significa mettere a rischio seriamente il bilancio famigliare o quello dell'azienda di cui è titolare». In particolare, la proposta prevede una contribuzione «costituita da due componenti: A) quota fissa, B) quota percentuale sul reddito». La proposta prevede che «dalla quota totale venga prelevata una piccola percentuale che diventa quota di solidarietà da utilizzare in favore degli iscritti in difficoltaÌ economica, nella maternità, nell'assistenza e in tutti i casi in cui sia necessario. La quota totale deve essere completamente deducibile. Una riforma della contribuzione di questo tipo potrebbe portare anche ad una progressiva e graduale diminuzione del prelievo dello 0,90% sul Ssn sino a sua completa eliminazione». Tra gli altri punti, c'è «l'abolizione dell'obbligo contributivo quale condizione vincolante per l'iscrizione all'Ordine provinciale e libera scelta d'iscrizione all'Enpaf per titolari di altra posizione pensionistica». Infine, «in caso di cancellazione dai registri dell'Enpaf, in presenza di altra previdenza, si chiede l'attivazione dell'istituto della restituzione che vale per le quote versate sino al momento della domanda decurtato da quanto dovuto all'Ente e maggiorate degli interessi di legge».
Anche da Davide Gullotta, Presidente Fnpi, viene sottolineata la necessità di un adeguamento al reddito, tenendo conto delle situazioni di maggiori difficoltà: «Bene un passaggio al contributivo, con una proporzionalità tra contribuzione e redditi, ma laddove si preveda di affiancare a una quota di contribuzione legata al fatturato anche una quota minima, questa deve tenere conto di tutte le situazioni presenti sul territorio, che vede parafarmacie e farmacie di più piccole dimensioni, con fatturati e redditi bassi. È impensabile, in questa situazione, che la quota minima sia superiore a 1.500 euro».

Francesca Giani

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