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Politica e Sanità

27 Febbraio 2018

Stati generali, la farmacia nel dibattito politico-elettorale


I lavori degli Stati generali della farmacia si sono conclusi, in serata, con la sessione dedicata alla politica, culminata nel dibattito che ha coinvolto alcuni candidati alle prossime elezioni generali, in rappresentanza dei diversi schieramenti.

L'evento romano - reso possibile grazie al contributo incondizionato di Mylan - ha avuto al centro proprio il confronto tra professione e politica. L'impressione, a tratti, è che a difesa del sistema farmacia ci sia un fronte comune da parte delle forze politiche, ma nelle sfumature le differenze emergono.

Il ministro Beatrice Lorenzin, leader di Civica Popolare - affiliata al centro sinistra - afferma con forza di avere difeso con forza la farmacia, nei suoi cinque anni di governo, dagli attacchi di chi voleva minarne le basi, rivendica di averla inserita nel Patto della salute e di avere sostenuto lo stanziamento dei 36 milioni di euro per la farmacia dei servizi. Ammette anche di avere lavorato in grande sintonia con i senatori D'Ambrosio Lettieri e Mandelli, che ora però, alla vigilia delle elezioni, si trovano sull'altra sponda del fiume, nel centro destra. Una collaborazione proficua, quella tra le prime due cariche della Fofi e il ministro, che non deve far dimenticare - fa notare Maurizio Gasparri- come Forza Italia, il suo partito, sia sempre stata al fianco della farmacia, fin dai tempi delle "lenzuolate" di Bersani, contrariamente ad altre compagini, colpevoli di offrire un sostegno a corrente alternata.

Suscita qualche brusio l'intervento di Pierpaolo Sileri, medico e candidato del Movimento 5 Stelle, che nega di considerare quella dei farmacisti una lobby e afferma di ritenere l'eventuale ingresso della fascia C nelle parafarmacie un errore. Immediata la replica del senatore Andrea Mandelli, che si ricandida per Forza Italia: «Posso testimoniare di avere assistito, nei cinque anni di questa mia prima legislatura, a prese di posizione e proposte, da parte dei 5 Stelle, di tutt'altro tenore, volte a scardinare l'attuale assetto della farmacia italiana». Più in generale Mandelli ricorda che Forza Italia si batte al fianco di tutte le libere professioni, cosa che non si può dire per il centro-sinistra.

Rappresentando il Pd, in assenza del responsabile sanità Federico Gelli, Walter Verini utilizza toni più soft, invocando una concordia di tutti gli schieramenti sui temi più delicati della sanità nazionale: «Le leggi si possono modificare o cambiare del tutto, se con il tempo si dimostrano inefficaci». Il riferimento è al tema caldissimo della distribuzione diretta e per conto, capitolo inaugurato dalla Legge 405/2001. Eliminare o limitare al massimo la "diretta", non solo per ragioni di costo ma anche di tenuta sociale? Sembrano tutti d'accordo, compreso Guido Crosettodi Fratelli d'Italia e Mariella Ippolito di Noi con l'Italia, pur non negando che il federalismo sanitario tuttora vigente consente alle Regioni mani libere su tali questioni.

In chiusura D'Ambrosio Lettieri, che non si ricandiderà dopo due legislature a Palazzo Madama, individua un obiettivo primario per il futuro prossimo nella lotta ai «potentati e ai gruppi economici» che sulla farmacia vogliono mettere le mani, approfittando, tra le altre cose, della legge 124/2017 sulla Concorrenza, di manica larga nel limitare il rischio di creazione di oligopoli. Anche le parafarmacie, del resto - ricorda Lorenzin - nate per favorire i giovani farmacisti oggi sono per lo più di proprietà di holding e, perché no, di titolari di farmacia.

Giuseppe Tandoi

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