Politica e Sanità
09 Marzo 2018Revisione della 124 e della 405, nuova remunerazione, convenzione, Ecm sugli innovativi, gestione cronicità e ritorno della maggior farmaci nella distribuzione in farmacia. Questi i 7 punti nell'agenda di lavoro che Assofarm intende portare all'attenzione del nuovo Parlamento e delle Regioni. La sfida che ci attende, scrive Venanzio Gizzi presidente di Assofarm, "non è quella di coinvolgere gli interlocutori politici, ma di fare in modo che alle loro disposizioni di legge Governo, Amministrazione centrale e Regioni facciano seguire i fatti". Da qui il motivo di focalizzare in sette punti gli obiettivi. I primi passaggio riguardano la revisione di due leggi, la n. 124/2017 e la n. 405/2001. «Siamo sempre più convinti che la legge sulla concorrenza possa mettere in forse la capillarità del sistema farmacie sul territorio italiano. A sostegno della necessità di un maggiore controllo sulle future società di capitali che potranno investire nel nostro settore c'è la recente allerta della Commissione Antimafia, che paventa infiltrazioni malavitose nel settore».
La 405, invece, necessita di un "tagliando": «Cresce la necessità di confrontare con maggiore scientificità pregi e difetti delle due forme di distribuzione del farmaco. Dal tavolo aperto dalla Sifo deve essere mantenuta ferma la barra sulla centralità dell'interesse del cittadino e nel confronto tra Diretta e Per Conto devono essere compresi i costi occulti che il cittadino deve sostenere nella prima opzione». Nuovi patti per remunerazione e convenzione. La prima è «la priorità assoluta» per la categoria: «Una nuova remunerazione, poggiante su un nuovo rapporto tra cittadino e SSN attraverso la farmacia stessa, dovrebbe essere il più grande contributo che la farmacia darebbe alla sfida del contenimento della spesa». Sul fronte della convenzione vanno riconosciuti «economicamente i nuovi impegni che rispetto a vent'anni fa le farmacie hanno assunto de facto». Secondo Gizzi tali impegni «vanno maggiormente tutelati, è certamente positivo che l'ultima legge di stabilità abbia previsto 36 milioni di euro in tre anni previsto per le farmacie, a patto però che essi non finiscano come i 200 stanziati in passato per la farmacia dei servizi e poi trattenuti dalle Asl per creare le Case della Salute». Per quanto riguarda la presa in carico del paziente cronici, Gizzi mette in guarda sul rischio di farla diventare una delle «parole-mito».
E spiega: «È successo per la pharmaceutical care e per la farmacia dei servizi. Vorremmo evitare sorte simile alla presa in carico del paziente cronico e lo facciamo con una sperimentazione sul campo in sintonia con quanto previsto dal piano nazionale delle cronicità sopra citato. Il progetto che stiamo attuando sul territorio dell'ASL Toscana Sud Est sta diventando realtà e presto produrrà dati concreti, che sono l'opposto del mito». Altro obiettivo è riportare tutti i farmaci in farmacia: «Non vi sono limiti scientifici di sorta che impongano la distribuzione di alcuni farmaci in ospedale e non in farmacia. La riforma della remunerazione come da noi intesa farebbe venir meno anche i limiti economici: se il farmacista fosse remunerato in base al servizio offerto e non al prezzo del farmaco, poco importerebbe l'entità di quest'ultimo». Ultimo punto la formazione sugli innovativi: «Quanto appena detto è attuabile solo se i farmacisti territoriali verranno adeguatamente formati a somministrare una nuova generazione di farmaci biotech che fino ad oggi sono stati ad appannaggio dei loro colleghi ospedalieri». (SZ)
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