Farmaci scaduti, legge depenalizza detenzione ma consente interpretazioni diverse
La legge n. 3/2018 detta legge Lorenzin depenalizza parzialmente la detenzione in farmacia di medicinali scaduti, guasti o imperfetti, punendola solo con una multa, ma è "caratterizzata da una ambiguità che ne impedisce una interpretazione univoca" e in ogni caso non risolve il problema. Queste le conclusioni dell'analisi del testo di legge proposta dall'avvocato Claudio Duchi dello studio legale Cavallaro, Duchi e Lombardo - Osservatorio Iusfarma. La norma prevede la sanzione amministrativa, anziché quella penale, da 1.500 a 3.000 euro "se risulta che, per la modesta quantità di farmaci, le modalità di conservazione e l'ammontare complessivo delle riserve si può concretamente escludere la loro destinazione al commercio". Ma l'avvocato suggerisce che la soluzione migliore sarebbe stata depenalizzare direttamente la detenzione o mantenere come reato penale la sola vendita e somministrazione di medicinali scaduti, in quanto le condizioni poste dal testo sono "idonee a escludere la versione dolosa del reato, cioè la volontà del farmacista di detenere i farmaci scaduti in funzione della loro vendita, circostanza che può essere esclusa dal fatto che si tratti di una quantità modesta, conservata magari in locali diversi da quelli di vendita e controbilanciata da una abbondanza di dotazioni che impedisce di presumere la volontà di disfarsi prima dei medicinali scaduti". La norma sembra limitare la punizione della detenzione "alla sola ipotesi dolosa, inconfigurabile quando ricorrano le condizioni richiamate che, facendo presumere l'assenza di effettiva volontà del farmacista di vendere i medicinali scaduti, risulterebbe così depenalizzata". L'avvocato insiste sulle condizioni indicate: affinché la norma funzioni, sottolinea, le condizioni non devono necessariamente ricorrere tutte insieme, altrimenti si tornerebbe al punto di partenza, cioè "a vedere sanzionato come prima il farmacista che non si accorga di detenere medicinali scaduti pur senza avere la volontà di venderli". E cita un caso "tipico", quello della farmacia in cui ci sono alcune confezioni scadute e il farmacista non se ne è accorto. "È proprio questo caso che può essere risolto dalla Legge Lorenzin solo a condizione che non si pretenda la presenza congiunta di tutte le condizioni che si sono elencate". E se il problema fosse nelle modalità di conservazione, la conclusione sarebbe la stessa: già la giurisprudenza - spiega l'avvocato - è orientata a "non rintracciare la detenzione per la vendita" quando i farmaci scaduti vengono conservati in locali diversi da quelli della vendita, in tal senso "la nuova norma poco o nulla cambierebbe se letta come se richiedesse per la depenalizzazione il concorso di tutte le circostanze che elenca. Alla stessa stregua poco utile sarebbe anche il riferimento all'ammontare complessivo delle riserve" dal momento che il magazzino della farmacia viene tendenzialmente tenuto a dimensioni "meno ridondanti confidando nella celerità dei rifornimenti garantiti dai grossisti". Secondo l'avvocato, dunque, la soluzione migliore "sarebbe stata probabilmente quella di depenalizzare direttamente senza necessità di acrobazie interpretative la detenzione colposa di medicinali scaduti in farmacia, oppure di mantenere quale illecito penale la sola vendita e somministrazione di medicinali scaduti con esclusione tout court della loro detenzione nel presupposto che il farmacista eserciti al momento della consegna del medicinale al paziente il controllo della sua scadenza così da attenuare il rischio e renderlo compatibile con l'irrogazione di una sanzione amministrativa in luogo di quella penale. La struttura della norma introdotta dalla Legge Lorenzin è in ogni caso tale da non risolvere il problema perché, appunto, consente interpretazioni diverse".(SZ)
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