Vendita comunali Genova, lavoratori in agitazione: è polemica sui bilanci
I dipendenti di Farmacie genovesi srl, che gestisce 8 farmacie comunali della città, sono entrati in stato di agitazione, in polemica contro l'Amministrazione comunale di Genova che nei giorni scorsi si è espressa sulla presunta vendita al fine di tagliare i costi dichiarando che i ricavi delle farmacie non coprono le spese. È quanto le rappresentanze sindacali di Filcams, Fisascat e Uiltucs Liguria hanno fatto sapere in una nota unitaria diffusa dalla stampa locale. «Smentiamo categoricamente le affermazioni dell'assessore del Comune - dicono le sigle sindacali - il rendiconto dell'esercizio è pubblico e tutti possono controllare i bilanci consuntivi e preconsuntivi. Per Farmacie Genovesi srl il consuntivo 2016 è stato di +36 mila euro e il preconsuntivo 2017, non ancora chiuso, di +59 mila euro. Tutti i maggiori introiti - scrivono nella nota - sono stati investiti nelle ristrutturazioni per rendere le farmacie più moderne, funzionali ed offrire un miglior servizio alla cittadinanza. Nonostante questo, il Comune di Genova non sembra voler desistere dall'intenzione di vendere, solo per spostare quell'introito su altre voci di bilancio. Del futuro delle farmacie comunali si è più volte discusso anche in consiglio Comunale, e il sindaco Bucci dal canto suo non ha mai smentito l'ipotesi vendita: "Non sono una priorità di questa amministrazione" aveva detto in risposta alla bocciatura di un ordine del giorno che avrebbe dovuto impegnare la giunta a mantenere pubbliche le 8 farmacie della città. Oggi si tenta di capitalizzare quegli impegni finanziari con un'operazione volta solo a "fare cassa. È chiaro che per l'Amministrazione Comunale la logica della vendita è esclusivamente quella del business, mentre non vi è alcun interesse nei confronti della valenza sociale di questo presidio, così importante per la cittadinanza, né tantomeno per il peggioramento delle condizioni a cui i lavoratori andrebbero incontro, in caso di privatizzazione. Le lavoratrici ed i lavoratori vogliono che tutti conoscano la realtà: un'azienda sana, un conto economico in attivo e ricavi superiori ai costi. Nonostante questo, il Comune di Genova non sembra voler desistere dall'intenzione di vendere, solo per spostare quell'introito su altre voci di bilancio».
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