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Politica e Sanità

24 Marzo 2018

Stupefacenti scaduti, detenzione a rischio multa pur seguendo procedure


La norma contenuta nella Legge Lorenzin sulla depenalizzazione per i farmaci scaduti crea una sorta di cortocircuito, in modo particolare, nel caso in cui a essere scaduti siano medicinali stupefacenti, mettendo a rischio i farmacisti di essere multati con una sanzione amministrativa, indipendentemente dalla procedura che mettono in atto. A lanciare l'allarme Maurizio Cini, presidente Asfi e docente presso l'università di Bologna, che spiega: «Sulla base della circolare del ministero della Salute del 2011 sullo smaltimento delle sostanze stupefacenti scadute in farmacia, il farmacista è tenuto a conservarle in farmacia fino alla loro distruzione, che deve essere disposta unicamente dalla Asl, ricadendo, però, così nelle previsioni della misura Lorenzin». Perché questa situazione? Che cosa è cambiato rispetto al passato per gli stupefacenti? «La misura sulla depenalizzazione (art. 12 della legge 3 del 11 gennaio 2018) definisce una casistica, quella dei medicinali scaduti, che in precedenza non era indicata dalla norma, ma veniva fatta ricadere entro gli articoli 443 e 452 del codice penale, relativi a medicinali guasti e imperfetti».

A seguito delle novità, «per tutti i medicinali scaduti, come già sottolineato, si genera una sorta di paradosso per cui il farmacista è sempre punito: se i medicinali scaduti presenti in farmacia sono conservati con modalità tali da escludere la loro destinazione alla dispensazione al pubblico è applicabile la sanzione amministrativa, in caso contrario restano applicabili, come in passato, le sanzioni previste dal codice penale». Ma, per quanto riguarda gli stupefacenti, la situazione è ancora più complessa: «Occorre tenere in considerazione la regolamentazione della materia contenuta nella Circolare ministeriale, che ha indicato al farmacista la procedura da seguire nel caso di stupefacenti scaduti. Il farmacista, secondo quanto scrive il Ministero, è tenuto a segnalarne la detenzione alla Asl, la quale ne constata effettivamente la presenza in farmacia e, solo dopo il sopralluogo, ne dispone la distruzione. Il farmacista è, quindi, tenuto a conservare in farmacia gli stupefacenti scaduti fino all'intervento disposto dalla Asl. Una misura che va in contrasto con quanto previsto dalla norma sulla depenalizzazione, che, come abbiamo detto, punisce in ogni caso la presenza di medicinali scaduti. È evidente che occorrerà rimettere mano alla normativa, che, così com'è rischia di porre difficoltà ai farmacisti». Con anche un problema costituzionale: «l'articolo 97 della Costituzione sancisce che "i pubblici uffici sono organizzati secondo disposizioni di legge [95 c.3], in modo che siano assicurati il buon andamento e l'imparzialità dell'amministrazione". Questo significa che le normative devono essere formulate in modo tale da consentire alla PA un comportamento razionale e imparziale. Premesse disattese con la norma in questione». Anche perché «gli stessi criteri di valutazione per stabilire le circostanze che permettono la sola sanzione amministrativa non sono ben definiti e chiari, con il rischio di valutazioni soggettive».

Francesca Giani

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