Politica e Sanità
05 Aprile 2018Sono ben 221 i casi portati alla luce nel 2017 dai Centers for disease control americani (Cdc), relativi a batteri che li rendono insolitamente resistenti a tutti o quasi gli antibiotici disponibili. Oltre ad essere praticamente 'immuni' a tutti o quasi gli antibiotici esistenti e quindi difficili da trattare, questo genere di batteri sono risultati poco comuni in alcune aree degli Usa o hanno dei particolari geni che permettono di diffondere la loro resistenza ad altri batteri. Caratteristica riscontrata nel 25% dei campioni analizzati. Negli Usa l'antibiotico-resistenza è presente in ogni stato: sono più di 23mila gli americani che muoiono ogni anno per le infezioni causate dai batteri resistenti agli antibiotici. Da qui la decisione dei Cdc di predisporre un nuovo piano d'azione aggressivo a livello federale e statale. La chiave sarà identificare rapidamente il singolo caso, poi le strutture sanitarie dovranno isolare rapidamente i pazienti e iniziare a controllare l'infezione per ridurre e impedire il contagio ad altre persone, testando anche i pazienti senza sintomi.
I dati presentati hanno mostrato che questo approccio può prevenire migliaia di infezioni difficili da trattare o incurabili, in particolare quelle causate da Candida auris ed Enterobatteri resistenti ai carbapenemi (Cre). Solo per quest'ultimo tipo di batteri, si stima che si possa avere un calo del 76% delle infezioni in un singolo stato. Dai test di laboratorio è anche emerso che in 1 caso su 10 non c'erano sintomi nelle persone. Ciò significa che il batterio potrebbe essersi diffuso nelle strutture sanitarie passando inosservato. Se non trattati, i pazienti senza sintomi possono comunque propagare questi batteri rari e difficili da sconfiggere nelle strutture sanitarie.
Un paio di mesi fa l'Organizzazione mondiale della salute (Oms) ha stilato il suo primo rapporto sulla sorveglianza dell'antibioticoresistenza, da cui emerge il boom di persone colpite: nel mondo se ne contano almeno mezzo milione. Un dato comunque sottostimato, visto che si riferisce solo a 22 Paesi e non comprende i casi di resistenza a infezione da tubercolosi (Tbc). E nonostante gli appelli ad un uso più morigerato degli antibiotici, i consumi nel mondo tra il 2000 e il 2015 sono aumentati del 40%. A fare la parte del leone sono i Paesi a medio e basso reddito, anche se alcuni di quelli più ricchi, a partire dall'Italia, hanno contribuito al boom. Su 76 Paesi studiati, l'Italia si pone al 15/mo posto.
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