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Politica e Sanità

27 Aprile 2018

Fascicolo sanitario: accessibilità difficoltosa. Alcune Regioni più operative, ma farmacista resta fuori


A 16 mesi dall'obbligo di attivarlo - 1° gennaio 2016- il fascicolo sanitario elettronico è incompleto, realizzato in poche regioni, talora inaccessibile. Chi lo usa segnala difficoltà nel procurare la password, nell'entrare nei sistemi regionali di gestione dati - spesso meno maneggevoli del sistema Sogei del Ministero dell'Economia - e nel prenotare esami. Senza contare che i referti in genere non ci sono tutti. Quasi mai sono alimentati il patient summary dal medico di famiglia e il dossier farmaceutico da medico e farmacista. I lettori lombardi osservano al Corriere della sera come sia tuttora complesso per il cittadino dialogare online con aziende sanitarie e ospedali. Per contro, in regioni non capillarmente informatizzate come l'Umbria, la prenotazione e il pagamento online di esami da pc con Spid oggi appaiono semplici, come l'accesso ai referti. Sembrano avanzare di più i sistemi informatici che si espandono di pari passo tra operatori sanitari, medici e cittadini, non quelli che hanno coinvolto prima una categoria e poi l'altra. Al momento su 37 milioni di FSE creati in Italia ne risultano attivati dai cittadini solo 11 milioni. In Lombardia su 10 milioni di abitanti due terzi hanno il fascicolo ma solo 500 mila lo usano e appena un quarto sono anziani, cioè probabili "frequent user" dei servizi sanitari. In una decina di regioni si dichiara al portale del ministero della Salute fascicolosanitario.gov.it di aver realizzato tutti i servizi (Cup, deposito referti, patient summary, dossier farmaceutico) ma non vuol dire che li si stia alimentando. Hanno il fascicolo pronto le Regioni del Nord tranne Piemonte e Bolzano; Toscana e Lazio al Centro con Umbria e Marche "in dirittura"; e al Sud Basilicata e Puglia; tra le Isole la Sardegna è più avanti. Proprio la Sardegna, insieme al Trentino, ha abilitato al fascicolo online il 93% degli operatori Asl e il 100% dei medici di famiglia.

In Toscana sono stati abilitati tutti gli operatori Asl ma non i medici. I livelli di attivazione per medici e cittadini -che variano da una regione all'altra - sono tre-quattro. Per i cittadini c'è chi ha il fascicolo e lo usa (poco comunque: i trentini lo usano uno su quattro, in Lombardia 1 su 13); chi lo ha diffuso poco e lo usa molto (in Veneto 7 cittadini su 100 lo hanno e tutti ne hanno fruito negli ultimi 3 mesi del 2017, laziali e sardi ne fruiscono a livello sperimentale ma lo usano). Per i medici, se il Veneto sta informatizzando tutti gli operatori e il Trentino lo ha già fatto, altre realtà -la Toscana- sembrano orientate verso accordi sindacali con singole categorie. Tutti i medici di famiglia accedono ai dati FSE in Lombardia, Trentino, Emilia Romagna, Val d'Aosta, Puglia e Sardegna ma lo alimentano solo i valdostani (6 su 10), gli altri "zero" o giù di lì, per il portale governativo. In Umbria vi accedono 7 medici di famiglia su 10: ma lo alimentano tutti, come ci si appresta a fare in Veneto. E i farmacisti? Sono i più attardati, per colpe non loro. L'accesso al Fse consente di monitorare il dossier farmaceutico ma quest'ultimo già ai tempi del disciplinare tecnico 2015 tagliava fuori il farmacista territoriale. Da allora poco è cambiato come testimonia Paolo Betti Presidente Federfarma Trento.

«La nostra provincia è stata la prima a sperimentare la ricetta elettronica e ad abolire il promemoria cartaceo rilasciato dal medico al paziente nelle altre regioni per la dispensazione del medicinale in farmacia: segno della collaborazione ottimale tra farmacisti, medici, provincia, e che tutti abbiamo creduto nella digitalizzazione. Tuttavia sul Fse siamo rimasti al livello delle altre regioni: c'è una piattaforma ad hoc dove il paziente può rivolgersi per le prenotazioni e per attingere ai suoi referti e al suo percorso nella sanità regionale, ma dalla farmacia non possiamo intervenire nel fascicolo. Non possiamo vedere la storia farmaceutica del paziente, monitorare quali medicinali utilizza, anche di automedicazione o fuori copertura Ssn, che possono avere effetti non banali specie nelle terapie prolungate. E' tutto in divenire. Stiamo peraltro collaborando a un altro progetto, Go-Open Care, "collaterale", in cui siamo coinvolti nella dispensazione digitalizzata di presidi, ad esempio per diabetici. Le premesse per costruire in Trentino un sistema veramente integrato ci sono, ma a mio avviso le regioni dovrebbero procedere tutte alla stessa velocità, nell'interesse dei pazienti».


Mauro Miserendino

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