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Politica e Sanità

21 Maggio 2018

Spesa farmaci, 33 milioni alle Asl della Toscana per gli oncologici innovativi


Ammonta a oltre 33 milioni il budget che la Giunta regionale della Toscana ha assegnato alle tre aziende sanitarie (Toscana centro, nord ovest e sud est) e alle tre aziende ospedaliero-universitarie (Pisana, Senese e Careggi) per i farmaci oncologici innovativi sul 2018. L'assegnazione dei budget a ciascuna azienda è stabilita da una delibera approvata dalla giunta nel corso dell'ultima seduta.

La ripartizione dei budget, si apprende da un comunicato della Regione Toscana, tra le varie aziende è stata fatta tenendo conto dello storico della spesa per farmaci oncologici innovativi dell'ultimo trimestre 2017 e del primo trimestre 2018. Sulla spesa farmaceutica toscana, "come nel resto d'Italia, il 30% è rappresentato dai farmaci oncologici. E l'impatto della spesa farmaceutica oncologica è destinato ad aumentare: l'ingresso sul mercato di nuove opportunità terapeutiche, in grado di cambiare la prognosi di molti pazienti, avrà rilevanti ricadute economiche, sia per il costo dei farmaci che per il processo di cronicizzazione della malattia. Da qui l'esigenza di finanziare nuove terapie farmacologiche. L'Aifa (Agenzia italiana del farmaco) ha individuato farmaci oncologici che abbiano dimostrato un provato valore di innovatività e istituito uno specifico fondo nazionale di 500 milioni di euro. All'interno di questo fondo, la somma destinata alle aziende toscane è, appunto, di 33.667.928 euro".

Contestualmente, alle aziende sanitarie viene chiesto di "assumere un ruolo attivo e corresponsabile nel processo di governance delle nuove terapie farmacologiche, attraverso: lavoro sistematico sull'appropriatezza prescrittiva; incentivo alla scelta di molecole più costo-efficaci (costo minore a parità di esiti); utilizzo tempestivo e diffuso dei biosimilari (versione alternativa di un farmaco biologico già autorizzato per uso clinico). Le aziende dovranno quindi implementare gli strumenti di monitoraggio appropriati e attivare momenti di confronto con i clinici prescrittori, in modo da facilitare la tempestiva penetrazione dei farmaci biosimilari, non appena disponibili; e dismettere progressivamente quei farmaci oncologici che non diano prova di un analogo livello di innovatività".

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