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Politica e Sanità

28 Maggio 2018

Biosimilari, Melazzini (Aifa): generano risparmi miliardari da reinvestire


Invecchiamento della popolazione e aumento delle patologie cronico degenerative, continuo sviluppo delle conoscenze scientifiche e tecnologiche e disomogeneità regionale. Questo lo scenario nel quale si muove il Servizio sanitario italiano, con la sfida di riuscire a garantire ai pazienti un accesso rapido ai nuovi farmaci e al tempo stesso la sostenibilità economica e governance del sistema. Su questi temi si è incentrato l'intervento di Mario Melazzini nella lettura "I nuovi farmaci: una sfida per la sostenibilità dei sistemi sanitari" durante l'11a edizione di Forum Innovazione Pharma, tenutosi a Stresa dal 23 al 25 maggio. La ricerca offre nuove terapie in grado di rispondere ai bisogni assistenziali e sanitari, ma l'innovazione comporta costi alti e risultati incerti, viene sottolineato. «In 20 anni il costo medio di una terapia oncologica è passato dai 3.800 euro degli anni '90 ai 70-100 mila euro di oggi. E si stima che le terapie avanzate "oneshot", richiederanno da 350 a 500 mila euro a paziente. D'altra parte terapia genica, cellulare e ingegneria tissutale non sono il futuro ma già il presente» precisa Melazzini.

La risposta alla necessità di risorse potrebbe arrivare da un incremento dell'appropriatezza, che genera risparmio, e dalle opportunità offerte dalle scadenze brevettuali dei farmaci biologici, con un maggior impiego dei farmaci biosimilari la cui importanza e affidabilità è stata ulteriormente ribadita anche nel recente position paper di Aifa. Dal 2006 al 2018 in Europa sono stati autorizzati 38 biosimilari, per 15 sostanze con un picco di approvazioni registrate nel 2017. Si stima per esempio che l'uso di adalimumab, bevacizumab, trastuzumab e pegfilgrastim potrebbe generare, nell'arco di dieci anni, un risparmio pari a 4 miliardi di euro, risorse che potrebbero essere reinvestite.

Viene ribadito anche il ruolo dei registri di monitoraggio Aifa, come strumento per la valutazione dell'efficacia di un farmaco e del suo grado di innovatività. A fronte di aumento carico lavoro per gli operatori, con possibili ricadute sulla qualità dei dati, i registri permettono di accedere precocemente a nuove terapie, raccogliere dati sulla sicurezza ed efficacia a medio e lungo termine nella reale pratica clinica, danno indicazioni sull'attività del farmaco, e permettono la gestione dei controlli sulla spesa e l'applicazione di modelli di rimborso personalizzato.


Stefania Cifani

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