Politica e Sanità
01 Giugno 2018Che la formazione sia un'opportunità è un concetto che trova sempre più riscontro tra i farmacisti, giovani e meno giovani, indipendentemente dal ruolo ricoperto. Conciliare l'attività lavorativa con le esigenze o i desideri formativi talvolta può non essere semplice. Quali strumenti possono essere messi in campo per sostenere tanto i collaboratori quanto i titolari? Ne abbiamo parlato con Davide Petrosillo, presidente Fenagifar, per capire il punto di vista dei giovani: «L'importanza della formazione è ormai riconosciuta in maniera generalizzata. Ma, oggi, c'è sempre di più la consapevolezza che, per essere al passo con i tempi e per fornire un servizio all'altezza delle aspettative, la formazione deve essere affrontata con costanza e continuità. Una esigenza, questa, avvertita per ogni aspetto della professione e per tutte le età, non solo, quindi, per chi è fresco di università e con meno esperienze».
Non a caso «ai nostri corsi, pensati in modo particolare per una fascia di giovani farmacisti, rileviamo una grande partecipazione anche di colleghi ampiamente over 35». La formazione, d'altra parte, è vista come «un'opportunità per sviluppare le attività della farmacia, per migliorarne il servizio, l'approccio al paziente, la gestione, e dall'altra come elevazione professionale e personale, per acquisire quella specializzazione che può fare la differenza, anche per un miglior inserimento nel mondo del lavoro». Ma, per chi è alle prese tutti i giorni con le attività lavorative, titolare o collaboratore che sia, conciliare impegni e formazione talvolta può essere complicato: «Credo che l'offerta formativa debba tener conto di tutte le necessità, per andare a intercettare una platea che sia più ampia possibile e per dare a tutti questa opportunità di crescita». Senza trascurare il fatto che le «esigenze possono essere diverse anche in base al territorio: nelle zone turistiche gli orari di apertura tenderanno a essere condizionati dai flussi di popolazione. Come pure, soprattutto in estate, esistono differenze tra farmacie del Sud Italia, normalmente aperte più a lungo la sera, e del centro-nord. L'offerta deve essere in grado di intercettare tutte queste peculiarità, con proposte che comprendano corsi nel we o la sera a seconda delle specificità locali. Tutte considerazioni a cui cerchiamo di adeguarci anche all'interno della pianificazione dell'offerta della Fondazione Agifar Academy».
Anche perché, sempre di più, si assiste a una lettura integrata della formazione: «Se la formazione è un valore, lo è per tutti. Non è raro che la partecipazione a un corso interessi non solo il singolo farmacista, ma tutta la farmacia. Per questo riteniamo importante che l'offerta formativa sia organizzata in modo da rivolgersi a tutta la squadra della farmacia, dai titolari ai dipendenti. Anche in questo senso, per quanto riguarda la Fondazione Agifar Academy, cerchiamo di differenziare molto l'offerta formativa per intercettare anche questa esigenza». E sul fronte dei contenuti, si sta affermando «una importante tendenza: se fino a poco fa, erano prevalenti corsi inerenti gli aspetti più commerciali e gestionali, oggi la richiesta di formazione tende a concentrarsi attorno ai temi che riguardano la parte più etica e nobile della professione, dalla galenica, alla presa in carico, alla aderenza alla terapia, alla comunicazione efficace tra farmacista e medico per la corretta presa in carico del paziente. Credo che questo sia un segnale di come sta cambiando la farmacia ma anche il modo che i farmacisti hanno di vedere il servizio al paziente e la professione. È come se, proprio alla luce dell'ingresso del capitale, ci fosse una maggiore consapevolezza che il valore distintivo e il punto di forza è proprio nelle competenze e nelle specificità del nostro essere farmacisti».
Francesca Giani
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