Politica e Sanità
31 Maggio 2018Se, nell'ambito del dibattito Diretta-Dpc che si gioca al Tavolo Sifo, le farmacie territoriali chiedono alla Asl di dare priorità ai bisogni del cittadino e non solo ai bilanci pubblici, allora devono avere «onestà intellettuale e spirito propositivo» di considerare una remunerazione in nome e per conto «decisamente rispettosa dei problemi e limiti in cui versa la risorsa pubblica, che in fin dei conti è generata dal cittadino». È questa una delle riflessioni proposte dal presidente Assofarm Venanzio Gizzi, in un editoriale che segue il recente incontro del Tavolo Sifo che vede «il prolungarsi dei tempi per la conclusione dei lavori e il conseguente e giustificato riserbo» che tutti i partecipanti sono chiamati a tenere mantenere. Gizzi ricorda che le critiche sul ricorso eccessivo alla distribuzione diretta nascono «dalla sensazione che tale modalità privilegi i conti pubblici e danneggi i diritti dei pazienti».
E precisa: «Si è prodotta una sorta di distorsione dei contenuti presenti nella legge 405/2001: da un lato la crescente ipertrofia del Pht, dove l'introduzione di nuovi farmaci non si accompagna all'uscita dei non più nuovi, dall'altro una somministrazione al paziente dei farmaci in lista ben oltre il periodo post-degenza». Tali pratiche generano «risparmi sulla spesa farmaceutica, "riversano" sul cittadino tutti i costi distributivi», quindi ciò che «la comunità risparmia in tasse, probabilmente lo paga il malato in benzina, parcheggi, tempo». Gizzi sottolinea che il "probabilmente" è d'obbligo, «almeno fino a quando non potremo disporre dei risultati finali del Tavolo Sifo» che dovrebbero fare chiarezza su un tema centrale per la sanità territoriale, «fino ad oggi, vittima di visioni ideologiche e interessi di parte». E negli interessi di parte, scrive Gizzi, «c'è anche il nostro, quello della farmacia territoriale, legittimo fino a quando non diventi prioritario rispetto alla centralità del cittadino». Secondo Gizzi è centrale per la farmacia dimostrare "che può avere un suo ruolo efficace ed efficiente a favore dei diritti del paziente, oppure è giusto che venga marginalizzata". E propone due spunti per la categoria.
Il primo è «dotarsi di una buona dose di onestà intellettuale e di spirito propositivo» e spiega: «Se chiediamo alle Asl di dare priorità ai bisogni del cittadino e non solo ai propri bilanci, allora dobbiamo chiedere la stessa cosa a noi stessi: la remunerazione in nome e per conto dovrà essere decisamente rispettosa dei problemi e limiti in cui versa la risorsa pubblica, che in fin dei conti è generata dal cittadino». E poi: «Se davvero crede nella centralità del cittadino, la farmacia italiana dovrà anche essere più ferma e coesa nel portare avanti tali convinzioni». Secondo Assofarm l'obiettivo è la «creazione di un sistema il più possibile certo che permetta di comprendere le modalità distributive migliori per ogni contesto, a patto però che non lasci alle Asl la libertà di scelta di privilegiare gli aspetti economici su quelli sociali di ogni tipo di distribuzione. È infatti evidente che una libertà del genere porterebbe le Asl più povere e disorganizzate a preferire la diretta per pura questione di cassa, esponendo però i propri cittadini a disservizi ulteriori. Se c'è una cosa di cui la Sanità italiana non ha bisogno è quella di ampliare il gap qualitativo tra alcune regioni molto avanzate ed altre assai arretrate».
Simona Zazzetta
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