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Politica e Sanità

11 Giugno 2018

Cannabis in libera vendita, i farmacisti: no sensazionalismi, benefici solo da prodotti farmaceutici


La comunicazione di effetti benefici o salutistici dei prodotti a base di canapa a uso industriale in libera vendita in negozi specializzati, erboristerie o tabaccherie deve essere chiara e corretta, sulle concentrazioni dei principi contenuti e non deve indurre false aspettative nei consumatori mettendo, nel contempo, a rischio la salute, consigliando l'assunzione di composti potenzialmente dannosi e non preparati per un utilizzo terapeutico. Questo il messaggio con cui il presidente dell'Ordine farmacisti della Provincia di Trieste Marcello Milani ha voluto correggere le informazioni veicolate a mezzo stampa locale in merito alla disponibilità di cannabis (non terapeutica) in erboristeria.

Nel comunicato Milani ha sottolineato che «nell'articolo sono state omesse delle informazioni importanti quale la quantità di cannabinoide Cbd contenuta nel prodotto in vendita. Il valore dichiarato di Thc pari allo 0,2 % dimostra soltanto l'assenza della parte psicoattiva, come previsto per la legge sugli stupefacenti e nulla viene detto riguardo agli altri principi attivi, comunque presenti e responsabili di attività terapeutica». E ha precisato che «le concentrazioni di cannabinoidi permesse nella cannabis allestita per la vendita libera al pubblico non sono ovviamente le stesse di quelle della cannabis preparata e venduta con ricetta medica in farmacia. E di conseguenza le proprietà farmacologiche e terapeutiche citate nell'articolo "antinausea, abbassa la pressione oculare, stimola l'appetito, rilassante, anticonvulsivante, antidolorifico per sclerosi multipla, dolore cronico di origine neurologica, per contrastare gli effetti collaterali dovuti a chemioterapia, radioterapia o a terapie per l'HIV, aiuta a diminuire i movimenti involontari del corpo" non possono appartenere al prodotto venduto al di fuori della filiera farmaceutica, in quanto, ai sensi e per gli effetti dell'art. 1 ex D.Lgs 219/06, primo comma, lettera a) sub 1) sono da considerarsi farmaci non solo i prodotti registrati presso il ministero della salute, ma anche ogni sostanza o associazione di sostanze presentata come avente proprietà curative o profilattiche delle malattie umane».

Secondo il presidente provinciale, quindi, deve essere chiaro che «i prodotti venduti senza autorizzazione ministeriale non possono essere utilizzati nella cura di nessuna patologia e, di conseguenza, neppure di quelle serie quali quelle i cui disturbi sono stati citati nell'articolo e che necessitano, per la loro cura di ben altri prodotti, testati e verificati dal ministero della salute tramite l'Aifa. In altri termini, l'articolo pare assumere un taglio sensazionalistico che, con le dichiarazioni imprecise evidenziate produce ed induce nei lettori false aspettative, e, nel contempo, mette a rischio la loro salute, consigliando l'assunzione di composti potenzialmente dannosi e non preparati per un utilizzo terapeutico: va da sé che il lettore dovrebbe rivolgersi al proprio medico curante per tutti gli ulteriori chiarimenti che questi è in grado di fornire». «Pure il richiamo a quanto può trovarsi sulla rete "sul web sono tante le pagine che forniscono tutte le informazioni precise sulla tipologia di cannabis disponibile e sulle modalità di utilizzo (...)" risulta fuorviante e pericoloso, in quanto solo sanitari quali medici e farmacisti sono, per legge, autorizzati a fornire indicazioni sull'uso dei principi attivi e sulla rete, vice versa, si trovano molto spesso notizie non verificate, né veritiere». (SZ)

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