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Politica e Sanità

19 Giugno 2018

Crisi occupazionale e basso turn over, dai non titolari pressing per nuovi sbocchi


In un sistema che vede una continua immissione di laureati, come dimostrano anche gli ultimi dati di Almalaurea, ma che, dall'altra parte, si caratterizza per basso turn over e dinamiche occupazionali lente, linfa vitale può arrivare dall'apertura di nuovi sbocchi, partendo da uno sviluppo a tutto tondo della professionalità del farmacista.

Nasce da queste premesse l'intervento di Francesco Imperadrice, presidente del Sindacato nazionale dei farmacisti non titolari, Sinasfa, che recentemente ha scritto una lettera al neo ministro della Salute, Giulia Grillo, per far conoscere le difficoltà che la categoria sta attraversando. «I farmacisti non titolari», si legge dopo gli auguri di buon lavoro, «attraversano una crisi occupazionale senza precedenti e i dipartimenti di Farmacia impiegano notevoli risorse dello Stato per formare colleghi destinati in gran parte alla disoccupazione o alla sottoccupazione. Riteniamo che sia assurdo lasciare inutilizzate ingenti risorse professionali che potrebbero essere di grande aiuto ai cittadini e al Sistema sanitario nazionale in un Paese che ha molte criticità da un punto di vista assistenziale».

In questi anni, continua, «abbiamo fatto varie proposte quali l'introduzione del "farmacista di famiglia", che prevede una presa in carico da parte del farmacista (e non della farmacia) delle famiglie che presentano particolari bisogni e criticità: in pratica un anello di congiunzione tra il medico curante, le Asl, il servizio ospedaliero, le istituzioni e il cittadino. O come il "farmacista insegnante, per la formazione e la crescita di un cittadino consapevole". Questa nuova figura dovrebbe avere come finalità quella di ridurre progressivamente e in maniera significativa le patologie legate a scorretti stili di vita che hanno come conseguenza una spesa di miliardi di euro per il Ssn. Dare consapevolezza fin dalle scuole dell'obbligo dei danni causati per esempio da un'alimentazione scorretta (ipertensione, diabete, obesità, anoressia bulimia eccetera), dall'uso di sostanze stupefacenti, da alcool, farmaci, fumo o da comportamenti scorretti che possono sfociare nel patologico come il gioco d'azzardo, secondo noi significherebbe non solo ingente risparmio ma anche contribuire a costruire una società più "sana", dove notevoli risorse potrebbero essere investite non più solo per la cura e la prevenzione delle malattie ma anche e soprattutto per la ricerca».

Per questo, conclude, il «Sinasfa è a totale disposizione sia per discutere delle problematiche del settore farmaceutico, sia per proporre soluzioni che oltre ad eliminare la disoccupazione tra i colleghi consentirebbero anche risparmi al Ssn».

D'altra parte, è il ragionamento che sta alla base, come spiega a Farmacista33, «il settore industriale, si sa, è in crisi da tempo e non rappresenta quell'importante sbocco lavorativo di un tempo; il pubblico ha ancora più difficoltà. La principale collocazione è di fatto la farmacia, dove però il turn over rappresentato dai pensionamenti è basso e comunque non adeguato all'offerta». Per di più, «occorre considerare che la nostra professione, nel panorama complessivo, ha dinamiche lavorative differenti. Il sistema di fatto è bloccato e anche l'esperienza degli esercizi di vicinato, per l'esiguità dei fatturati, implica in molti casi investimenti ad alto rischio». Certamente, «le aperture legate al concorso straordinario potrebbero portare un po' di respiro, così come l'avvio serio della farmacia dei servizi, ma è l'intero sistema che necessita di essere rivisto. Occorre ripensare la figura del farmacista: penso, oltre alle proposte già riferite, anche alle esperienze del farmacista di reparto, che al momento sono ancora a macchia di leopardo. Esperienze che potrebbero essere estese a tutti quegli ambienti sanitari e non in cui ci sia da gestire il farmaco: carceri, Rsa, cliniche private ma anche navi da crociera. Si tratta di un passaggio che richiede un cambio di cultura e certamente un adeguamento delle competenze in campo universitario».


Francesca Giani

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