Politica e Sanità
20 Giugno 2018«Che cosa fa? Niente, rinuncia». È questa la risposta di Silvia Pagliacci, presidente del Sunifar, alla quale abbiamo chiesto che cosa dovrebbe fare una farmacia rurale, senza dipendenti, per andare in ferie. «Che sia consentito alla farmacia rurale chiudere per andare in ferie è fuori dubbio ed è sacrosanto, quanti poi riescano a farlo è un altro discorso - chiarisce meglio la presidente nazionale delle rurali che spiega le criticità che incontrano le farmacie che coprono il servizio in piccole comunità.
«Basti pensare alle farmacie a basso reddito che non possono permettersi un dipendente, a quelle in cui c'è solo il titolare o a gestione familiare. In questi casi trovare una sostituzione, sempre ammesso che te lo possa permettere, non è facile e ci sono territori in cui non sempre si riesce a reperire persone disponibili, soprattutto nell'urgenza. D'altro canto, non è così facile affidare a chi si conosce appena la gestione della propria farmacia e la cura dei pazienti. È una responsabilità, che arriva anche al penale, ed è un legame con la comunità che difficilmente si riesce a consegnare ad altri. Così a volte diventa difficile, in alcune situazioni, anche solo assentarsi per la laurea del figlio».
La riflessione nasce dal caso di cronaca di un piccolo comune in provincia di Alessandria dove il sindaco ha messo in piedi un servizio di "Pronto farmaco" per coprire la chiusura per ferie, di 15 giorni, della farmacia rurale. Come si legge dalla cronaca locale, i cittadini possono recarsi allo sportello del comune dalle 9 alle 12 con la ricetta e la tessera sanitaria e, attraverso una rete di volontari che fa a capo al comune, trovano, il giorno dopo, quanto richiesto. Il servizio non è nuovo, ed è già operativo seppure con diverse modalità.
«Il farmaco non è solo una scatoletta - commenta Pagliacci - e la farmacia, specialmente quella rurale, da presidio sociosanitario quale è, fa molto di più che consegnare pacchetti ai pazienti. Ai pazienti, in questo modo, manca di fatto l'assistenza farmaceutica e un punto di riferimento. Se il sindaco, che si prende cura di una comunità, è la prima figura che si rende conto di quanto è preziosa la farmacia, tuttavia, le soluzioni messe in campo devono essere concordate con il titolare e in ogni caso il supporto dal Comune deve essere tale da garantire comunque il servizio - quel servizio a tutto tondo, quella reale presa in carico - che il farmacista rurale fa. Detto questo, i Comuni possono fare molto a sostegno delle farmacie in difficoltà e per questo invochiamo una massima attenzione a cogliere le situazioni prima che precipitino e il massimo dialogo e confronto, in difesa del servizio». Proprio per questo, conclude, «un nostro prossimo impegno è quello di lavorare con i sindaci e le associazioni che li rappresentano per creare una rete di protezione per le comunità disagiate, considerando che le farmacie sono il primo custode dal punto di vista sociosanitario della comunità a cui afferiscono».
Francesca Giani
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