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Politica e Sanità

29 Giugno 2018

Agire su occupazione per garantire previdenza. Non titolari: difficile con sistema chiuso


Lavoro e previdenza sono concetti inscindibili e in un momento di ristagno delle dinamiche occupazionali il problema necessita di una riflessione più ampia e del coinvolgimento di tutti gli stakeholder, soprattutto in un settore come quello del farmaco. Anche perché, in un sistema che un po' da tutti è considerato saturo, le ricadute non potranno che diventare più intense in futuro. È questo uno degli spunti di riflessione emersi dal convengo "Le politiche per lo sviluppo del Paese: prima l'occupazione o la previdenza?" organizzato ieri dall'Enpaf.

«Senza lavoro» ha detto Emilio Croce, presidente Enpaf nel discorso introduttivo, «non si può parlare di previdenza e, ancora di più, demografia e occupazione sono elementi fondamentali per lo sviluppo dei sistemi di protezione sociale e per i sistemi a ripartizione». Molti gli interventi e tra questi Domenico De Masi, professore emerito di Sociologia del lavoro all' Università Sapienza di Roma, secondo cui, «è fondamentale capire come fenomeni e dinamiche di natura economica, sociale, tecnologica e culturale faranno evolvere il lavoro», dal quale dipende la stabilità di un sistema paese.

Tra le riflessioni proposte, anche un confronto, nei vari paesi, di come cambia la situazione occupazionale in base alle politiche del lavoro messe in campo: «Se in Italia abbiamo a che fare con il Job Act e con politiche che vanno verso una sempre maggiore flessibilità e allungamento dell'orario di lavoro, dinamiche che scontentano i colleghi - spiega Francesco Imperadrice, presidente del Sindacato nazionale dei farmacisti non titolari, - abbiamo colto con piacere l'indicazione che vede emergere una migliore situazione occupazionale, con tassi di disoccupazione più bassi, proprio nei sistemi lavorativi, come quello della Germania, che stanno andando, al contrario, verso un miglioramento delle condizioni e delle relazioni lavorative, con, per esempio una riduzione della settimana lavorativa a fronte di un aumento salariale». Una situazione che genera «più soddisfazione sul lavoro, un rendimento maggiore in termini di produttività e, a livello di sistema, più capacità di spesa da parte delle famiglie, con un indotto sull'economia generale più alto, ma soprattutto che permette l'impiego di un maggior numero di persone, con impatti positivi sull'occupazione».

Dai vari interventi si evince una preoccupazione per il settore e un'analisi specifica della categoria è arrivata da Vincenzo Santagada, ordinario di Chimica farmaceutica dell'Università Federico II di Napoli, e presidente dell'Ordine dei farmacisti della stessa città, che ha svolto un «approfondimento sui dati dell' occupazione dei laureati magistrali a ciclo unico, ad 1 anno e 5 anni, con l'obiettivo di comprendere la ripartizione statistica dei laureati in Farmacia e CTF, e realizzare le conseguenti valutazioni statistiche sia su base territoriale sia in riferimento alle differenze di genere. Una considerazione finale è stata focalizzata sulle tipologie delle attività lavorative, sulla retribuzione mensile netta, e sull'efficacia della laurea». L'analisi ha richiamato i dati di Almalaurea che mostrano laureati in crescita, a fronte di una occupazione che arriva nel 56,8% dei casi nel primo anno e nell'84,1% nel quinto dalla laurea, nonché le stime del gruppo di lavoro ministeriale sul fabbisogno delle professioni sanitarie che vedono 60mila disoccupati tra i farmacisti nell'arco di 20 anni.
«Dati già di per sé allarmanti» commenta Imperadrice «ma che non danno realmente conto della situazione. Riceviamo non poche segnalazioni da parte di colleghi licenziati o a cui viene applicata una riduzione di orario quando un figlio o un parente del titolare si laurea e viene inserito in farmacia. Dal punto di vista di chi non è figlio d'arte, questa situazione si traduce in minori posti di lavoro disponibili, se non addirittura, appunto, in una perdita del posto di lavoro. Le prospettive occupazionali cambiano sensibilmente tra chi conta, nella propria famiglia, su una farmacia e chi no. Sarebbe interessante se Almalaurea e o altri soggetti riuscissero a rilevare, insieme a quanto già oggetto di analisi, anche questa variabile. Questo dato sarebbe fondamentale per capire le reali prospettive di chi si iscrive alla facoltà di farmacia: di quel 57%, per esempio, che trova occupazione a distanza di un anno dalla laurea o dell'84% a distanza di cinque, quanti sono hanno in famiglia una farmacia e quanti no? Il tasso di occupazione per chi non è figlio di farmacisti potrebbe scendere anche ben oltre la metà».

«La priorità per una "previdenza sostenibile" è il Lavoro» aggiunge in una nota Ivan Giuseppe Ruggiero, presidente Lpi, presenta al convengo. «La Previdenza e il Lavoro devono camminare di pari passo e sono estremamente importanti per il futuro». Servono, quindi, da parte della politica «misure ad hoc per incrementarlo». Per questo, «non posso che ricordare che le Parafarmacie rappresentano una risorsa». Da qui la richiesta: «Portare a termine il percorso Legislativo delle liberalizzazioni, come per esempio la Fascia C nelle Parafarmacie, che significherebbe crescita occupazionale di altre 6000 unità, tra titolari e dipendenti di parafarmacia».

Francesca Giani

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