Politica e Sanità
11 Luglio 2018L'Italia è il primo produttore farmaceutico dell'Unione Europea che oggi ha superato anche la Germania con una produzione di 31,2 miliardi, contro i 30 dei tedeschi. Un successo dovuto al boom dell'export che oggi sfiora i 25 miliardi. Questo è quanto emerge dalle parole di Massimo Scaccabarozzi, Presidente di Farmindustria, nel corso dell'Assemblea Pubblica che si svolge a Roma presso l'Auditorium della Conciliazione. «Siamo i primi in Europa per produzione farmaceutica, grazie al vero e proprio traino dell'export - ha detto Scaccabarozzi - Un successo made in Italy che dimostra la qualità del nostro sistema Paese. E che ha ricadute importanti: maggiore occupazione, soprattutto per i giovani; più investimenti che creano valore sul territorio; sinergie con l'indotto e le Università; sviluppo degli studi clinici che fanno crescere la qualità delle cure e portano al Servizio Sanitario Nazionale importanti risorse.
Abbiamo dimostrato sul campo di essere una freccia nell'arco del Sistema Italia. E possiamo ancora esserlo attraverso una partnership con le Istituzioni per risolvere i problemi urgenti e fondare una governance di lungo respiro. Siamo disponibili a contribuire con proposte concrete allo sviluppo del Paese. Come abbiamo sempre fatto. E come vogliamo continuare a fare». Parole confermate dai dati presentati nel corso dell'Assemblea. Ha segnato il maggiore incremento dell'export farmaceutico - che, tra l'altro, è anche il più alto di tutti i settori del Paese - tra i Big Ue negli ultimi 10 anni (107% complessivo rispetto a 74%). Un export che è cresciuto dal 1991 al 2017 di 15 volte, passando da 1,3 a 24,8 miliardi. Nella classifica per export dei 119 settori dell'economia in Italia, nel 1991 i medicinali erano al 57° posto, oggi sono al quarto (dopo due settori della meccanica e gli autotrasporti). E nella classifica nazionale per export dei poli tecnologici di tutti i settori, i primi due sono farmaceutici - Lazio e Lombardia - e Toscana e Campania sono rispettivamente al quarto e al settimo posto. La farmaceutica rappresenta il 55% dell'export hi tech del Paese. Sul fronte dell'occupazione giovanile, secondo i dati INPS, dal 2014 al 2016 gli addetti under 35 nell'industria farmaceutica sono aumentati del 10%, rispetto al +3% del totale dell'economia, che rappresentano il 55% del totale degli addetti in più e quasi tutti sono a tempo indeterminato (3 su 4). Le imprese del farmaco, inoltre, nel 2017 hanno investito 2,8 miliardi (1,5 in ricerca, 1,3 in impianti produttivi). Valore cresciuto del 3% dall'anno precedente e di oltre il 20% dal 2012. Gli addetti in R&S sono pari a 6.400, più della metà donne.
Ricerca che, sottolinea Farmindustria, si sviluppa sempre più in partnership con: università, centri clinici di eccellenza, Pmi biotech, start-up, enti no-profit, nel pubblico e nel privato. Un'open innovation che garantisce alle imprese i migliori talenti sul mercato e alimenta il sistema nazionale della ricerca a beneficio di tutto il Paese. Infine, gli studi clinici, uno su cinque in Ue viene svolto nel nostro Paese, grazie alle molte eccellenze ospedaliere e ai medici e a tutti gli operatori sanitari. Gli investimenti da parte delle imprese del farmaco per gli studi clinici sono di 700 milioni all'anno, tra i più alti contributi al sistema nazionale di ricerca. Gli studi clinici rappresentano un grande valore per il Ssn, evidenzia Farmindustria, anche per i risparmi che generano, perché le imprese si fanno carico di tutti i costi ad essi connessi: si calcola che ad esempio in oncologia per 1 euro investito il SSN ne risparmia 2,2. «Abbiamo dimostrato sul campo di essere una freccia nell'arco del Sistema Italia» conclude Scaccabarozzi. «E possiamo ancora esserlo attraverso una partnership con le Istituzioni per risolvere i problemi urgenti e fondare una governance di lungo respiro. Siamo disponibili a contribuire con proposte concrete allo sviluppo del Paese. Come abbiamo sempre fatto. E come vogliamo continuare a fare».
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