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Politica e Sanità

12 Settembre 2018

Liberalizzazione aperture e orari, pressing su ipotesi modifica per farmacie


È in corso anche all'interno della categoria il dibattito sulla revisione della liberalizzazione di orari e turni, all'indomani dell'annuncio dei lavori parlamentari attorno a cinque proposte di legge, al momento riguardanti solo le attività commerciali, il cui esame abbinato è stato avviato in commissione Attività produttive della Camera. Ma intanto dall'Ordine di Roma sono state avviate esplorazioni con le forze politiche per capire la possibilità di allargare le modifiche anche alle farmacie e per dare appoggio e sostegno nel caso dell'introduzione di un emendamento. Da capire come proseguirà l'iter e intanto da parte dei politici che hanno presentato i vari progetti di legge è stata indicata la necessità di studiare la materia anche attraverso audizioni con le parti per trovare una soluzione che sia il più possibile condivisa tra le diverse istanze.
Per quanto riguarda i lavori parlamentari - al centro una proposta di legge di iniziativa popolare (A.C. 1 del 2013), tre di iniziativa parlamentare (A.C. 457 Saltamartini ed altri - Lega; A.C. 470 Benamati e altri - Pd; A.C.526 Davide Crippa e altri - M5s) e una del Consiglio regionale delle Marche (A.C. 587) - si propongono di superare le liberalizzazioni orarie nel commercio introdotte da Monti con il Salva Italia con diverse modalità e gradazioni. Per limitarsi alle proposte della maggioranza, quella leghista reintroduce la chiusura domenicale obbligatoria, con otto domeniche di apertura all'anno, tra cui quelle di dicembre e altre quattro tra domeniche o festività, sulle quali ci sarebbe discrezionalità delle amministrazioni locali, mentre quella del Movimento 5 Stelle prevede 12 domeniche o festività e un meccanismo di turnazione, con il 25% dei negozi aperto a turno. In ogni caso, si discute su alcune deroghe, tra cui quella per le località turistiche.
Come già accennato nessun riferimento alle farmacie, ma dall'Ordine di Roma stanno avviando contatti con esponenti della maggioranza per valutare la possibilità di inserire un emendamento per rivedere la liberalizzazione oraria nel settore. «Un sistema ordinato, che garantiva l'ampia copertura anche del servizio notturno, con decine di farmacie aperte nel territorio capitolino, è stato devastato, creando problemi, più ancora che ai farmacisti, al servizio farmaceutico e ai cittadini» ha spiegato il presidente dell'Ordine capitolino, Emilio Croce, su Rifday, «provocando come primo effetto la chiusura di molte delle farmacie che prima svolgevano il servizio di notte. Per quanto difficile, ritengo che gli organismi professionali e sindacali della categoria possano e debbano fare uno sforzo per individuare proposte equilibrate e praticabili per superare la situazione prodotta dalla liberalizzazione degli orari del 2011. I contatti preliminari che l'Ordine di Roma ha avuto modo di avviare al riguardo con alcuni esponenti della maggioranza, il presidente della Commissione Igiene e sanità del Senato Pierpaolo Sileri e il componente della X Commissione Attività produttive della Camera Massimiliano De Toma, hanno consentito di verificare che non esistono preclusioni ad affrontare il problema e sono anzi aperti a ogni collaborazione funzionale a risolvere i problemi per garantire l'ottimale copertura del servizio farmaceutico, nell'interesse dei cittadini, ogni ora del giorno e della notte in ogni giorno dell'anno». Delle esplorazioni, si legge ancora, il presidente «riferirà al Consiglio direttivo dell'Ordine, convocato il 12, anche ai fini dell'eventuale decisione di sottoporre all'attenzione della Federazione degli Ordini e delle altre sigle della categoria la prospettiva di un intervento mirato della professione in materia di orari, cogliendo l'occasione dell'iter parlamentare delle due proposte legislative all'esame della Camera».
Gli umori all'interno della categoria sono diversi e c'è chi sottolinea come spesso piccole realtà, in particolare di gestione famigliare, abbiano incontrato difficoltà a seguito della liberalizzazione oraria. E anche quando la farmacia è di turno, da alcuni viene sottolineato che questi provvedimenti hanno portato a dover rinunciare, in alcuni casi al supporto del dipendente e, riferiscono alcuni farmacisti, «a fine giornata gli scontrini sono spesso una trentina, non di più, a fronte di un impegno di 8-10 ore». «Riceviamo segnalazioni di questo tipo a più riprese» fa il punto Maurizio Bisozzi, consigliere dell'Ordine di Roma, «Dal punto di vista dell'assistenza al cittadino, la turnazione già era efficace. Il tema è di carattere professionale e di servizio: la capillarità, valore che difendiamo, viene messa in crisi dalle liberalizzazioni e, per questo, sono molti i colleghi che invocano una regolamentazione della materia. Si tratta anche di riconoscere il ruolo di servizio pubblico delle farmacie, che non possono essere accomunate a esercizi commerciali».

Intanto, il dibattito in seno alla società è vivo. A quanto si legge dalla stampa, a essere decisamente contraria alle proposte di legge è Federdistributori, che rappresenta la grande distribuzione, secondo cui la crisi di questi anni è stata superata attraverso le liberalizzazioni orarie, che hanno portato aumento di fatturati e di posti di lavoro. Ma all'interno della grande distribuzione i comportamenti rispetto alle aperture domenicali già oggi non vanno tutti nelle stesse direzioni e per esempio Unicoop Firenze ha fatto della riduzione delle aperture domenicali un fiore all'occhiello. Mentre altri, come per esempio Unes (gruppo FIniper) ha nei fatti aumentato le chiusure domenicali annuali, annunciando che nel 2019 saranno 6.
Per i sindacati comunque le liberalizzazioni hanno creato un aumento del precariato e a essere favorevole al colpo di spugna è pure Confesercenti, che rappresenta i commercianti e che ricorda le tante chiusure dei piccoli e medi negozi con conseguente perdita di posti di lavoro.

Francesca Giani

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