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Politica e Sanità

14 Settembre 2018

Liberalizzazione aperture e orari, sindacato lavoratori Gdo: nessun impulso a occupazione, anzi


Le liberalizzazioni di orario e giorni di apertura non hanno portato più occupazione, anzi, le aziende hanno licenziato ed è peggiorata la condizione generale dei lavoratori. Questo il bilancio che la Filcams Cgil di Milano segnala nell'ambito di un'inchiesta pubblicata sulle pagine milanesi di Repubblica con riferimento alla città dove, dati della Camera del Lavoro alla mano, sono stati licenziati tra supermercati, centri commerciali e megastore, 3.902 lavoratori. I numeri delle procedure di mobilità attivate fra città e provincia dalle aziende della grande distribuzione dicono che in sei anni sono stati persi 486 posti di lavoro nel 2012, 515 l'anno successivo, 973 lavoratori nel 2014. E ancora, nel 2015 altri 902 posti persi, nel 2016 e 2017 sono stati licenziati rispettivamente 385 e 446 lavoratori e dall'inizio di quest'anno, la tendenza si conferma: si è già arrivati a quota 195. Nello stesso periodo, dicono i sindacati dei lavoratori, le aziende in molti casi (e in grandi gruppi, si legge nell'inchiesta) hanno tagliato i compensi per il lavoro domenicale cancellando, disdicendo o rivedendo al ribasso i contratti integrativi grazie ai quali il lavoro domenicale viene retribuito con una maggiorazione superiore a quella del 30% prevista dal contratto nazionale del commercio. Eppure l'obiettivo dichiarato dell'allora presidente del Consiglio era «dare nuovo impulso all'occupazione, oltre che ai consumi» in una fase di crisi economica. E con la riforma del 2012 l'obbligo di lavoro domenicale (senza vincolo di numero) è stato inserito nei contratti, mentre con la precedente normativa, regolamentata dal decreto Bersani, il numero obbligatorio di domeniche annuali da passare al lavoro era di 13.

A detta, quindi, di Marco Beretta, segretario Filcams Cgil di Milano, «con ogni evidenza le liberalizzazioni di orario e giorni di apertura non hanno portato più occupazione, anzi. Le aziende hanno licenziato ed è peggiorata la condizione generale dei lavoratori».In questo scenario, l'ipotesi ventilata dal Governo di imporre la chiusura domenicale ai negozi apre alla possibilità di rivedere la regolamentazione del lavoro domenicale e festivo, «necessaria» sottolinea Massimo Bonini, segretario della Cgil milanese che sottolinea: «Una regolamentazione del lavoro la domenica e nei festivi è necessaria. Il commercio, in generale, non è un servizio di pubblica utilità. Questo non deve significare tenere chiuso tutto e sempre. In ogni realtà locale bisognerebbe reintrodurre dei tavoli di confronto fra istituzioni, aziende e sindacato per decidere i criteri e le rotazioni del lavoro festivo».

Ma alle imprese del settore, rappresentate da Federdistribuzione l'idea non piace e vede nella chiusura dei negozi la domenica «meno giornate di apertura implicano meno vendite e consumi. Quindi meno occupazione e meno investimenti». Ma anche sul loro fronte dei costi aggiuntivi per le imprese il dibattito è aperto: «Alla domenica l'organico è più basso, quindi il costo del lavoro è inferiore - osserva sul Sole24Ore Francesco Quattrone, direttore Area lavoro e relazioni sindacali di Federdistribuzione - mentre per fatturato è il secondo giorno della settimana. Anche se non si fanno grandi margini, quindi, le aperture domenicali aumentano i guadagni». Federdistribuzione ha inoltre calcolato che con le liberalizzazione, nella Gdo sono stati erogati ogni anno 400 milioni di euro di stipendi in più, costi che riesce ad assorbire meglio rispetto ai piccoli esercizi, così come riesce più agevolmente a organizzare i turni.

Anche Confindustria si è espressa sulle aperture nei giorni festivi invitando a «evitare il dogma della domenica» e la Confcommercio che ha parlato di «punto di equilibrio tra le esigenze dei consumatori, la libertà delle imprese e la qualità di vita di chi lavora nel commercio».Da rilevare come il modello di turnazione delle farmacie per l'obbligo di servizio notturno e festivo sia stato evocato da un lavoratore della Gdo dell'hinterland milanese, come proposta da percorrere: «Si faccia come per le farmacie, con turni di apertura in ogni zona. Sarebbe una soluzione razionale e civile». E, non a caso, sull'ipotesi di estendere la modifica restrittiva delle liberalizzazione delle aperture anche alle farmacie, il presidente di Federfarma, Marco Cossolo ha sottolineato, sull'house organ del sindacato, come «nessuno sia mai riuscito a spiegare veramente come possano convivere l'obbligo di servizio notturno e festivo, con la facoltà di aprire a piacimento». Anche per Cossolo è «giunto forse il momento di ripensare le liberalizzazioni selvagge che, oltre a calpestare l'istituto della farmacia, hanno reso più difficile l'accesso al farmaco negli orari meno interessanti economicamente».

Simona Zazzetta

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