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Politica e Sanità

17 Settembre 2018

Farmacie comunali, Assofarm: non vanno vendute ma ben amministrate


Alcune amministrazioni locali si ostinano a voler vendere le proprie farmacie comunali eppure non c'è una sola valida ragione per cui un sindaco dovrebbe farlo: una farmacia comunale ben amministrata può produrre buoni frutti a cominciare dal bilancio e la stragrande maggioranza delle Farmacie Comunali italiane gode di ottima salute. Ad affermarlo è Venanzio Gizzi, presidente Assofarm nel suo editoriale mensile in cui passa in rassegna i motivi per cui un sindaco non dovrebbe vendere le farmacie comunali. Sull'andamento economico, basato sui bilanci dell'anno precedente approvati tra aprile e maggio, emerge che una "schiacciante maggioranza di aziende farmaceutiche comunali riesce a produrre risultati pienamente lusinghieri nonostante non solo i problemi del settore, ma anche limiti aggiuntivi che pesano sulle comunali e non sui concorrenti privati. Solo le farmacie comunali, infatti, sottostanno alle rigidità del patto di stabilità e del codice degli appalti. Solo le farmacie comunali garantiscono ai loro farmacisti dipendenti condizioni contrattuali più vantaggiose dei colleghi del settore privato". E gli utili, sottolinea Gizzi "è bene ricordarlo, sono utili pubblici. Ogni singolo euro guadagnato viene reinvestito dalle amministrazioni comunali in iniziative a favore della collettività locale. Come già scritto in passato, Assofarm ha stimato che in tre anni le farmacie comunali producano oltre 150 milioni di euro in contributi alle casse dei comuni italiani". E aggiunge: "Certo, ci sono anche farmacie comunali che hanno prodotto perdite consistenti. Ma i sindaci loro proprietari non possono non sapere che il paese possiede manager competenti e best practies realizzate altrove in grado di guidare il risanamento. Ci sono amministrazioni che hanno impellente necessità di denaro contante. Ma queste giunte comunali non possono non sapere che la maggior parte dei bandi di vendita va deserto fino a quando non si producono drammatici ribassi della base d'asta. Insomma, le farmacie comunali malate sono curabili, le farmacie comunali sono più redditizie di quanto siano vendibili".

Gizzi ricorda anche le iniziative locali "decine di progetti che le farmacie comunali italiane realizzano in ogni angolo del paese: ad Arezzo un servizio di consegna notturno per persone che non possono muoversi da casa, a Scandicci (Fi) visite gratuite per la prevenzione del melanoma, a Fiumicino un servizio di primo ascolto a donne vittime di maltrattamenti, a Rieti supporto a un progetto di miglioramento della qualità della vita degli over 60, donati 5 defibrillatori a Moltalto di Castro, a Perugia una campagna di screening per la salute dei reni, a Vittorio Veneto donazione di prodotti neonatali ad ogni nuovo cittadino, a Varese una campagna contro l'invecchiamento precoce, a Bacoli (Na) visite senologiche gratuite. Tutto ciò è possibile non tanto grazie alle famose risorse, quanto piuttosto grazie ad una cultura civico-sanitaria dei nostri manager e farmacisti, che intende se stessi e le proprie aziende come veri e propri attivisti dello sviluppo locale". E infine ricorda la recente trasformazione delle Farmacie Comunali di Firenze in società di benefit, e che Assofarm "mira a estendere questa evoluzione a tutta propria compagine associativa", un passaggio che "sancirebbe formalmente ciò che già siamo da sempre: soggetti di mercato che operano in un ambito importantissimo per la vita dei cittadini, quello della salute, secondo approcci di responsabilità sociale e reinvestendo nel sociale stesso gli utili prodotti dall'attività commerciale". Quindi, conclude Gizzi, "perché qualcuno le vende? Ottenere risultati è possibile ma non facile. Richiede visione politica, progettualità sociale, competenze aziendalistiche. Significa essere un vero e proprio amministratore e non semplicemente un diligente amministrativo.

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