Politica e Sanità
05 Ottobre 2018Presentando a Milano "Per salute e per giustizia", il volume edito da Edra nel quale ripercorre i sui cinque anni al vertice del ministero della Salute, Beatrice Lorenzin, oggi deputato, ribadisce l'ottimo rapporto intrattenuto con le rappresentanze di categoria ma mette sull'avviso i farmacisti: attenzione perché, con il nuovo corso, il capitolo liberalizzazioni potrebbe non essere finito.
Il ministro della Salute più "longevo" della storia repubblicana ricorda le sfide affrontate nel quinquennio, dalle restrizioni imposte dalla recessione alla battaglia contro terapie prive di qualsiasi valore scientifico (Stamina) e fake news assortite (campagne no-vax in testa). Inevitabili le domande sulla nuova inquilina di Lungotevere Ripa, Giulia Grillo: «Fossi in lei non toccherei la legge sui vaccini e, tra le priorità, considererei il rinnovo dei contratti, lo sblocco del turnover e la piena applicazione dei nuovi Lea». Sul Def appena varato dal governo Conte, Lorenzin non si sbilancia («è arrivato in commissione Bilancio della Camera da poche ore, devo ancora leggerlo con attenzione») ma si limita a esprimere qualche perplessità sulla convinzione diffusa nella maggioranza che il deficit al 2,4% sia foriero di una crescita economica robusta (+1,5% nel 2019, secondo gli auspici). Il rischio, semmai, è quello di perdere credibilità a livello internazionale: «Il problema non è l'Europa, sono i mercati, quelli che comprano i nostri titoli di stato e ci consentono di pagare gli stipendi ai dipendenti pubblici».
Molte le cose fatte, durante il suo ministero (non ultima la riforma degli Ordini), molte le cose da fare: una riforma dell'assistenza sociale che faccia i conti con il progressivo peso della cronicità sul territorio; maggiori investimenti sulla prevenzione e sugli stili di vita (preoccupante il ritorno delle malattie sessualmente trasmissibili, crescente il fenomeno delle dipendenze); necessaria una nuova governance nei rapporti tra governo centrale e sanità regionale («il referendum costituzionale che prevedeva la revisione del titolo V è stato una grande occasione persa»). Il Servizio sanitario nazionale si può ancora definire universalistico? Forse non al 100% - risponde Lorenzin - il divario a livello di prestazioni tra nord e centro-sud è una ferita aperta. Di certo è un bene da preservare, con pochi eguali al mondo, visto che anche in alcuni sistemi analoghi l'accesso alle cure è "selettivo" (se sei troppo vecchio è un costo, per le casse pubbliche, evitabile). Per non parlare dei sistemi privatistici, all'americana.
E le farmacie? «Sono un pilastro del nostro sistema sanitario, con le rappresentanze di categoria ho avuto in questi anni un ottimo rapporto e mi sono battuta, per esempio, contro le liberalizzazioni a oltranza. Detto questo mi sento di mettere in guardia la categoria: con il nuovo governo il capitolo si potrebbe riaprire». Alle porte l'eterna fascia C "fuori canale"?
Giuseppe Tandoi
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