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Politica e Sanità

11 Ottobre 2018

Lavorare in Europa: i Paesi, le esperienze formative e le regole per orientarsi


C'è chi prende in considerazione un'esperienza all'estero come valvola di sfogo occupazionale e c'è chi la pensa come un'occasione per imparare un modo diverso di operare: lavorare oltreconfine rappresenta, in ogni caso, una opportunità e, anche grazie alle differenti realizzazioni in cui si esplica la professione del farmacista, si possono pensare percorsi formativi che possono arricchire anche al ritorno nel nostro Paese. Con Umberto Musazzi, Responsabile Scientifico Fondazione Agifar Academy, abbiamo tracciato una mappa delle tipologie di esperienze che si possono fare nei vari Paesi, ricostruendone anche regole e attrattività.

Le competenze e le attività svolte dai farmacisti, in Europa (ma non solo), sono molte e non sempre coincidenti con quelle del nostro Paese. Possiamo fare una mappatura delle esperienze che si possono fare a seconda del Paese?
La nascita dell'Unione Europea ha avviato un processo di armonizzazione e di integrazione dei sistemi sanitari degli Stati membri. Tuttavia, le differenze riscontrabili nelle oltre 150.000 farmacie europee non sono poche. Se in alcuni casi sono annoverabili diversità nell'organizzazione della rete territoriale (ad es., modalità di apertura, presenza o meno di una pianta organica, remunerazione professionale), in altri casi il ruolo del farmacista si differenzia in termini di servizi forniti al paziente. Dal rapporto annuale 2017 del PGEU si evincono importanti differenze nei servizi attivi all'interno delle farmacie europee. In alcuni paesi le farmacie sono coinvolte in progetti avanzati di aderenza alle terapie per pazienti affetti da patologie quali asma, diabete e ipertensione (ad es. in Belgio, Francia, Norvegia, Regno Unito). In altri si possono somministrare direttamente in farmacia vaccinazioni antinfluenzali (ad es. in Portogallo, Irlanda, Regno Unito), anti-pneumococco o anti-herpes zoster (ad es. in Irlanda).

Quale è il valore aggiunto alla formazione che le varie esperienze possono dare?
In un contesto in rapida evoluzione, come quello italiano, è fondamentale che il farmacista acquisisca nuove competenze per prepararsi alle sfide della farmacia del futuro (ad es. pharmaceutical care). In questi termini, per chi ne ha la possibilità, un'esperienza lavorativa in un paese dell'Unione Europea può essere un ottimo modo per combinare fra loro la ricerca di un posto di lavoro, la conoscenza di una lingua straniera e l'acquisizione di nuove competenze professionali.

Per un farmacista italiano che volesse acquisire una specifica competenza, è sufficiente la preparazione che ha o è necessario seguire un ulteriore percorso di formazione nel Paese in questione?
Il riconoscimento di qualifiche professionali del farmacista all'interno dell'Unione Europea è normato dalla Direttiva 2005/36/CE e successivi aggiornamenti. Con essa sono state fissate le regole con cui gli Stati membri riconoscono, ai fini dell'accesso ad una determinata professione, le qualifiche acquisite in uno o più Stati membri. In particolare, per l'esercizio della professione di farmacista, è necessario essere in possesso di uno dei titoli di formazione riportati nell'Allegato V della direttiva (Art. 45).
Per noi italiani la pratica professionale è vincolata all'ottenimento dell'abilitazione all'esercizio della professione di farmacista conseguita con l'Esame di Stato. Pertanto, il conseguimento dell'Esame di Stato da parte di un laureato italiano in farmacia o CTF garantisce l'automatico riconoscimento delle conoscenze formative per accedere ed esercitare la professione sia in Italia che in altri Stati membri dell'Unione (Art. 45).
È bene tenere presente però che, avendo la professione del farmacista un importante impatto sulla salute dei cittadini europei, la Direttiva ne subordina l'esercizio in uno Stato ospite al possesso di adeguate conoscenze linguistiche. Non vengono dettagliati i requisiti linguistici necessari che, pertanto, possono variare da stato a stato.

Partendo da una rassegna dei principali Paesi in cui maggiore è la capacità attrattiva per i farmacisti italiani, possiamo ricostruire quali sono le pratiche necessarie per riuscire a lavorarvi?
Sicuramente tra gli stati storicamente più attrattivi sono annoverabili il Regno Unito e la Germania. Nondimeno paesi come il Belgio, Francia, Portogallo o quelli Scandinavi possono essere di interesse per i servizi svolti nelle loro farmacie. Per verificare la reale capacità attrattiva dei diversi paesi europei nonché per avere maggiori informazioni su come trasferirsi, consiglio di visitare il portale Europeo per la mobilità professionale (EURES; https://ec.europa.eu/eures/eures-searchengine/page/main?lang=it&app=4.0.1-build-1#/search).

A prescindere dallo Stato ospite d'interesse, è bene ricordare che la Direttiva 2005/36/CE definisce anche le modalità per l'accesso e l'esercizio di una professione in Stati membri diversi da quello di appartenenza. In particolare sono dettagliate le procedure burocratiche che l'interessato deve seguire per ottenere l'autorizzazione a trasferirsi e lavorare come farmacista in via temporanea o permanente. In passato, per ottenere tale autorizzazione, le autorità competenti dello Stato ospite richiedevano al candidato di presentare la documentazione e i certificati necessari per accertare le sue qualifiche professionali.
La Direttiva 2013/55/UE ha semplificato tali procedure con l'introduzione della tessera europea del professionista che, rispetto al passato, permette il riconoscimento dei titoli per via elettronica. La creazione del fascicolo contenente tutti i documenti necessari avviene in collegamento tra le autorità competenti del paese di appartenenza del professionista candidato (il Ministero della Salute per l'Italia) e quelle del paese ospitante. Inoltre i documenti impiegati per una procedura rimangono disponibili e riutilizzabili anche per successive richieste di trasferimento in altri Stati ospiti, riducendo di molto i tempi necessari per ottenere l'autorizzazione.
Qualora qualcuno fosse interessato a reperire maggior informazioni, invito a visitare il sito https://europa.eu/youreurope/citizens/work/professional-qualifications/european-professional-card/index_it.htm.

Francesca Giani

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