Politica e Sanità
12 Ottobre 2018Di fronte a un Ssn alle prese con la sostenibilità e a bisogni di salute che cambiano, occorre trovare il modo di lavorare in équipe e la farmacia dei servizi rappresenta una opportunità. Se, da un lato, è necessario che ogni professionalità rispetti le proprie specificità, occorre tuttavia prendere atto che ormai ci sono competenze sempre più trasversali perché sono proprio i bisogni di salute a chiederlo. È questa una delle riflessioni al centro del convegno "La governance sanitaria: misurazione delle performance e sinergie interprofessionali", che si è tenuto ieri all'interno di FarmacistaPiù, in corso a Roma.
«All'interno della Governance» è il quadro emerso dall'intervento di Luigi D'Ambrosio Lettieri, Presidente Comitato Scientifico di FarmacistaPiuÌ, «ricade il tema dell'appropriatezza, raggiunta nel 50% dei casi, che ha una incidenza di costo di 19 miliardi di euro. È stato stimato che, solo considerando sei patologie, l'aderenza alla terapia può portare 3,7 miliardi di euro di risparmi. È arrivato il momento allora di iniziare a parlare di numeri e di codificare procedure standard per consegnare l'aderenza a un percorso validato e misurabile, quantitativamente e qualitativamente, e che abbia omogeneità di comportamenti sul territorio». Ma, ha aggiunto Francesco Bevere, Direttore Generale AGENAS, «è tempo di mettere assieme i professionisti e creare reali sinergie di rete, tra ospedale, territorio e domicilio del paziente. Da parte nostra, abbiamo portato avanti l'esperienza del tavolo Re.se.t., che ha visto 60 partecipanti, farmacie comprese. Da questa esperienza, è uscito un importante documento sulla Riorganizzazione della medicina territoriale che prevede la farmacia dei servizi, con compiti precisi. Il testo è ora all'attenzione del Ministero della Salute e spero approdi in Stato Regioni. È un primo passo, perché costituisce una sorta di vademecum sul tema per le Regioni. C'è, infatti, un capitolo dedicato alla farmacia servizi e viene sancita la figura del farmacista come parte del team multidisciplinare».
Un appello alla sinergia che arriva anche da Silvia Pagliacci, presidente Sunifar: «L'aderenza alla terapia è un investimento qualitativo che va incontro alla governance e alla sostenibilità del Ssn e la farmacia, in questo, può fare tanto. Serve tuttavia una grande sinergia interprofessionale ma c'è da dire che è la stessa organizzazione del sistema sanitario ad aver creato delle divisioni. Con la conseguenza che le varie professioni sanitarie si vivono reciprocamente in maniera, in un certo senso, competitiva. Un esempio di questa direzione è rappresentata dalla distribuzione diretta, che ha portato una dicotomia tra il farmacista del territorio e quello ospedaliero. Questo, però, è il momento di collegarci, stringerci insieme e fare sistema. Solo così possiamo far evolvere il Ssn. Ma la politica deve fare il suo: deve concertare gli attori e metterli a sistema». Una riflessione condivisa anche dalle rappresentanze degli infermieri: «I bisogni di salute richiedono ormai sempre di più risposte trasversali. Ecco che le competenze che le varie professionalità stanno sviluppando hanno proprio questa caratteristica. Ora, dobbiamo trovare il modo di lavorare in équipe e la farmacia servizi è un'opportunità, rispettando ognuno la propria specificità, ma prendendo atto che la risposta assistenziale è trasversale. Il punto è: quale che sia il professionista che fa da primo filtro per il cittadino, che sia il farmacista, l'infermiere o il medico di famiglia, il paziente va ricondotto all'équipe».
Tra gli interventi c'è stato anche Pierpaolo Sileri, Presidente 12a Commissione permanente "Igiene e sanitaÌ" del Senato, che ha avanzato una riflessione sulla distribuzione diretta: «Sono molte le problematiche del Ssn: dall'assenza dei medici alle modalità di distribuzione dei farmaci. Come fa la farmacia a sopravvivere distribuendo farmaci che valgono 2,50 euro? Perché, se si parla di territorialzzazione delle cure, non avviene altrettanto per i farmaci? In molti casi, per i farmaci, viene infatti applicato un modello ospedalocentrico. Ma questo reca un danno in primo luogo al paziente e non ha senso soprattutto in presenza di una farmacia capillare. La farmacia rappresenta il Ssn e lo fa anche e soprattutto nel posto più remoto del Paese. Per questo dico che, a maggior ragione in periferia, la farmacia va protetta e sostenuta».
Francesca Giani
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