Politica e Sanità
17 Ottobre 2018Si conclude la trilogia sulla dermocosmesi in farmacia firmata da Maria Teresa Ascioti ed Elena Penazzi. Il volume "Reparto dermocosmetico. Guida all'estetica in farmacia", edito da Edra e presentato a Roma in occasione di FarmacistaPiù, è stato preceduto infatti da una "Guida all'uso" e da una "Guida al cross selling". In realtà alla pubblicazione hanno collaborato altri farmacisti che sul reparto hanno puntato molto, compresa Rachele Aspesi, titolare del blog di nutrizione su questa testata.
Quello che Ascioti e Penazzi promuovono è un «approccio olistico, che tenga conto cioè di tutto ciò che la persona percepisce, elabora ed esperisce e che contribuisce a renderla ciò che è e ciò che prova. Un approccio al futuro con un cuore antico. Un ritorno a relazioni solide, fiduciarie e professionali, con al centro la persona e il suo universo cognitivo e relazionale». Ne consegue una trattazione molto variegata, che va dalla "psicologia estetica in farmacia" alla "nutrizione e integrazione" fino ai "servizi specialistici in farmacia". Quest'ultimo capitolo si occupa, tra le altre cose, di "estetica oncologica", argomento di grande attualità anche grazie ai corsi di formazione avviati negli ultimi tempi e di cui Elena Penazzi è la principale artefice.
In appendice al volume le schede tecniche e i protocolli dermocosmetici viso e corpo in cabina. Il rischio da evitare, per il titolare che spinge sul reparto dermocosmesi, è che esso diventi una sorta di fabbrica delle illusioni, un luogo artificiale dove vendere prodotti miracolosi invece che proporre una relazione prima di tutto umana, nella quale il farmacista sappia cogliere gli aspetti psicologici ed emotivi della cliente. Anche questi sono "servizi", anche questa è educazione sanitaria, anche questo è un contesto nel quale esplicare appieno la propria professionalità. Un ruolo sociale che, come si legge nel secondo capitolo, si manifesta anche evitando che «il reparto di dermocosmesi sia considerato un reparto che vende illusioni e speranze. Bisogna guardarsi dai pericoli di una bellezza a tutti i costi e dalle suggestioni che caratterizzano il mondo puramente economico del prodotto di bellezza», cercando accuratamente di non «avallare soluzioni pubblicitarie tanto miracolose quanto ingannevoli».
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