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Politica e Sanità

26 Ottobre 2018

Convenzione, Comunali: farmacista deve essere al centro della distribuzione


La bozza di accordo presentata dalla Sisac è un primo passo ma è necessario mettere maggiore convinzione nel porre il farmacista territoriale al centro del sistema distributivo nazionale, rinforzare i cosiddetti servizi cognitivi, ricondurre al presidio territoriale la totalità dei farmaci distribuiti armonizzando la Dpc su tutto il territorio nazionale, non spostare i fondi dello 0,15% e 0,02% dalla formazione alla farmacia dei servizi. Questo è quanto emerso dalla Giunta Federale di Assofarm, che ha discusso le osservazioni alla bozza precedentemente concordate tra Federfarma e le stesse Farmacie Comunali.

Secondo la Giunta Assofarm, si legge in un resoconto, "il documento di accordo attualmente sul tavolo, certamente considera la farmacia dei servizi, ma rimane ancora troppo debole riguardo i cosiddetti servizi cognitivi che il farmacista può e deve assumere a sé in un rinnovato e più efficace rapporto col paziente. Ed esistono documentate esperienze europee di successo in grado di ispirare la Convenzione in tema di presa in carico del paziente. A questo tema si accompagna la convinzione delle farmacie private e comunali che la nuova Convenzione debba ricondurre al presidio territoriale la totalità dei farmaci distribuiti. Alla farmacia ospedaliera andrebbe doverosamente riconosciuta l'esclusiva di tipologie di farmaci che per ragioni strettamente tecniche è bene che vengano somministrate nel contesto nosocomiale". Assofarm sottolinea che la valorizzazione della distribuzione per conto deve "avvenire in maniera armonica su tutto il territorio nazionale, un'occasione propizia per avviare una riduzione delle disparità attualmente presenti tra i diversi servizi sanitari regionali, situazione che da un punto di vista etico prima ancora che economico è cosa non più accettabile per il nostro paese".

Altro punto quello dei fondi dello 0,15% e 0,02: è "strategicamente discutibile" per la Giunta Assofarm, distrarre i fondi dello 0,15% e 0,02% dalla formazione alla farmacia dei servizi. In numeri assoluti cifre inadeguate alla realizzazione dei servizi mentre si toglierebbe al farmacista comunale il "più importante strumento a sua disposizione per sviluppare una professionalità realmente in grado di affrontare la sfida della presa in carico. La formazione, Assofarm lo ha rimarcato più volte, è condizione essenziale per sviluppare la dimensione consulenziale del farmacista nei confronti di pazienti cronici che necessitano di farmaci innovativi". Infine, la Nuova Remunerazione del farmacista a cui deve essere "strettamente collegato il rinnovo della Convenzione perché è attraverso prospettive meritocratiche e di efficientamento della spesa pubblica, che si possono generare le risorse in grado di sostenere i servizi cognitivi nella farmacia territoriale".

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