Politica e Sanità
26 Ottobre 2018L'Aifa ha avviato un approfondimento, tuttora in corso, per individuare le pillole anticoncezionali caratterizzate dal miglior profilo beneficio/rischio da ammettere alla rimborsabilità, al fine di garantirne un equo accesso. È quanto ha fatto sapere il Sottosegretario del ministero della Salute Armando Bartolazzi, nella risposta all'interrogazione in Commissione Affari Sociali presentata da Michela Rostan (Leu), che chiedeva al Ministro della Salute le iniziative "per garantire l'accesso gratuito e universale alla contraccezione", segnalando alcune criticità: il costo della contraccezione risulta "troppo oneroso"; l'accesso a metodi e strumenti contraccettivi "è completamente a carico dei cittadini"; in nuovi livelli essenziali di assistenza "non comprendono alcun mezzo contraccettivo"; "l'Organizzazione mondiale della sanità inserisce i contraccettivi negli essential medicines, ovvero nella lista delle medicine che devono essere garantite in ogni Paese; "le farmacie devono avere tra i farmaci di emergenza anche la contraccezione di emergenza che invece ora non è obbligatorio avere". Nella risposta Bartolazzi ha spiegato che l'Aifa ha chiarito che la precedente ammissione a rimborsabilità di alcune pillole anticoncezionali, successivamente inserite in classe C, quindi in regime di non rimborsabilità, risale a decisioni dell'allora Commissione Unica del Farmaco nel 1993. Poi, per armonizzare i regimi di fornitura degli anticoncezionali, la Commissione Tecnico Scientifica dell'Aifa, rilevato che alcune di tali specialità, appartenenti alla classe Atc (Anatomical Therapeutical Classification) - contraccettivi ormonali per uso sistemico - risultavano classificate in fascia A, a differenza della maggioranza dei prodotti anticoncezionali analoghi immessi in commercio, nel novembre 2015, ha deciso di riclassificare in fascia C tutte le specialità rientranti nella classe Atc.
Una decisione, prosegue il sottosegretario, basata su studi sul profilo di sicurezza di detti farmaci, "da cui è emersa l'esigenza di evitare un inappropriato orientamento prescrittivo a favore di medicinali, che pur rimasti in classe A di rimborsabilità, presentavano un profilo di sicurezza non più vantaggioso rispetto ad altri farmaci della medesima classe terapeutica già presenti in fascia C". È stato osservato, per esempio, "un maggiore rischio di trombo-embolismo venoso (Tev) connesso all'utilizzo di queste specialità medicinali contenenti progestinici di terza generazione, rispetto a quelli definiti di seconda generazione". L'Ema ha infatti aggiornato le schede tecniche dei "contraccettivi a base dei progestinici di terza generazione, sottolineandone il rischio aumentato di Tev rispetto a progestinici meno recenti". La concordanza delle evidenze scientifiche sul rapporto beneficio/rischio, meno favorevole per i contraccettivi orali a base di progestinici di terza generazione, ha affermato Bartolazzi, "ha indotto, infine, Aifa a sospenderne la rimborsabilità, avviando contestualmente un approfondimento, finalizzato ad individuare i farmaci anticoncezionali caratterizzati dal miglior profilo beneficio/rischio da ammettere alla rimborsabilità, al fine di garantirne un equo accesso".
L'Aifa ha incontrato le maggiori Società scientifiche italiane di ginecologia ed endocrinologia, "per discutere i termini di regolamentazione della prescrizione e della rimborsabilità dei farmaci contraccettivi sistemici, soprattutto nell'ottica di assicurare la copertura da parte del Ssn in favore di categorie di popolazione caratterizzate da una maggiore fragilità. Detta valutazione è tuttora in corso". Bartolazzi, in chiusura, ha citato, come "concreto passo nella direzione auspicata nell'interrogazione" l'iniziativa della Regione Emilia Romagna (Delibera n. 1722 del 6 novembre 2017) che prevede l'accesso gratuito, per alcune categorie specifiche, alla contraccezione farmacologica nell'ambito dei servizi forniti dai consultori.
Simona Zazzetta
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