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Politica e Sanità

31 Ottobre 2018

Presa in carico, non diventi mito irraggiungibile. Gizzi: accelerare su Adhere


Ora che la presa in carico del paziente è pienamente entrata nel dibattito farmaceutico, essa corre i rischi peggiori, in particolare quello di trasformarsi in qualcosa di mitico che si estende oltre l'orizzonte, un luogo e un tempo irraggiungibili, come accaduto per la nuova remunerazione, per la Pharmaceutical Care e per la farmacia dei servizi. È il timore espresso da Venanzio Gizzi Presidente Assofarm. Gizzi ricorda che quando si parlò per la prima nel 2006, di nuova remunerazione, «venne liquidata come cosa non prioritaria, poi improvvisamente negli ultimi anni è diventata necessità nazionale senza però che, all'alba del rinnovo della Convenzione, sia stato davvero condiviso cosa si intenda con essa».

La Pharmaceutical Care, prosegue, «oggi è sulla bocca di molti senza che quasi nessuno si stia prendendo la briga di passare dalle parole ai fatti»; la farmacia dei servizi fu oggetto di una legge nel 2009, che «ha più che altro chiarito quale misera concezione di servizi si intendesse riservare alla farmacia». Ora sta succedendo anche con la presa in carico: «Puntualmente, quando il progetto Adhere doveva muovere i primi passi, sono iniziate le disquisizioni, i ripensamenti regionali su chi voleva partecipare. Tutte cose che hanno sapientemente frenato il suo primo passo bloccandolo nel limbo delle parole. Ora, finalmente, sembra che si parta». L'impressione, prosegue Gizzi, è che l'ostacolo più grande stia «nella sostanziale e mai apertamente dichiarata assenza di considerazione per la farmacia da parte del decisore politico». E spiega i motivi di questa tesi con alcuni fatti: «La più grande novità degli ultimi anni è la strategia di deospedalizzazione delle cure delle cronicità. Ebbene, quante farmacie fanno parte attiva delle Case della salute? Neanche una. Ci sono poi i team di Assistenza Domiciliare Integrata (Adi) : ne fanno parte medici, infermieri, fisioterapisti, Oss, ma non farmacisti. La partecipazione dei farmacisti ai programmi di presa in carico del paziente cronico impongono una loro maggiore formazione sui farmaci innovativi che oggi non conoscono perché spesso esclusivamente distribuiti dalle farmacie ospedaliere. Ma non esistono ragioni sanitarie perché non siano distribuiti dalle farmacie territoriali. Riteniamo che il farmacista debba anche aver accesso a strumenti tecnici relativi alle patologie affrontate dall'Adi. Ciò faciliterebbe il suo compito, a patto che egli sappia usare al meglio le informazioni contenute in questi database. Il tutto, ben inteso, nel rispetto dei ruoli dei singoli protagonisti».

Il progetto sperimentale Adhere, secondo Gizzi, è il paradigma in cui il farmacista può «lavorare su questi aspetti critici, e pertanto gli offre la possibilità di dimostrare sul campo i suoi meriti. Meriti per di più validati da un comitato scientifico indipendente che avrà il compito di valutare, oltre all'aderenza, le effettive efficace ed efficienze di spesa dalla presa in carico. È necessario dunque accelerare l'avvio di Adhere che significherebbe oggi, una volta tanto, produrre fatti concreti e passare dal mito all'attuazione». Al contrario, avverte Gizzi, «non procedere in tale direzione, significherebbe menomare il valore sanitario della farmacia italiana. Processo, questo, per altro già in atto, visto che negli ultimi 9 anni la distinta contabile riepilogativa è calata del 35%. Nello stesso periodo però il fatturato medio è rimasto sostanzialmente inalterato, lo scontrino al cittadino compensa quanto perso nello scontrino alla Regione. La cosiddetta "deriva commerciale" sta smettendo di essere un rischio ed è prossima a diventare realtà».

La presa in carico del paziente cronico conclude Gizzi, è «qualcosa che sta succedendo nel nostro paese. In questo percorso possono esserci stati errori da più parti, miopie e anche qualche sgambetto. La più o meno evidente esclusione della farmacia dai programmi in essere può essere il frutto di tutto ciò. Di certo però c'è che l'unica cosa che può fare la farmacia è lottare con più forza per meritarsi maggiore considerazione».

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