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Politica e Sanità

14 Novembre 2018

Diretta, farmacie: troppi farmaci inutilizzati. Sanare falle sistema distributivo


I farmacisti delle farmacie territoriali condividono la priorità di avere un modello per valutare l'efficacia dei modelli distributivi, Diretta e Dpc, ma non si può ignorare che sempre più spesso cittadini si rechino in farmacia con ingenti quantitativi di medicinali consegnati in ospedali o Asl e rimasti inutilizzati, a fronte di spesa per farmaci acquistati dalle strutture pubbliche in costante aumento. Così il presidente di Federfarma nazionale Marco Cossolo interviene nel dibattito scatenato negli ultimi giorni dalle dichiarazioni di Simona Serao Creazzola, presidente della Società Italiana di Farmacia Ospedaliera e dei Servizi Farmaceutici delle Aziende Sanitarie (Sifo).

«Giustamente la Sifo - precisa Cossolo in un'intervista sull'house organ di Federfarma - nel proprio comunicato, ribadisce la necessità di utilizzare come criteri per valutare l'efficacia dei diversi modelli distributivi dei farmaci la sicurezza delle cure e l'equilibrio del sistema, nell'ottica di perseguire l'appropriatezza d'uso dei medicinali a carico del Ssn. Sia i farmacisti ospedalieri sia i farmacisti che operano nelle farmacie hanno questo obiettivo prioritario. Tuttavia, è sempre più frequente il caso che in farmacia vengano cittadini che vorrebbero riconsegnare ingenti quantitativi di medicinali consegnati da ospedali o Asl, nella maggior parte dei casi perché il paziente è deceduto o perché ha dovuto sospendere o modificare la terapia. Si tratta di farmaci spesso costosi che sono stati consegnati ai pazienti in quantità sufficienti a coprire molti mesi di terapia per evitare di imporre al paziente stesso o ai suoi famigliari disagi eccessivi. Questa pratica impedisce alle strutture pubbliche e agli stessi farmacisti ospedalieri di monitorare l'aderenza alla terapia da parte del paziente che si ripresenta solo dopo diversi mesi per ritirare i medicinali di cui ha bisogno». In questo sistema, ribadisce Cossolo, ci sono delle inefficienze «come dimostra anche il fatto che la spesa per farmaci acquistati dalle strutture pubbliche continui ad aumentare costantemente, sforando a dismisura il tetto di spesa previsto. Circostanza che non è legata tanto all'ingresso sul mercato di medicinali innovativi, abbastanza limitato, quanto soprattutto a scelte politiche che puntano ad affidare alle strutture pubbliche anche la distribuzione di medicinali di uso comune, senza tenere conto dei disagi imposti ai cittadini e dei costi sommersi che questo comporta». Su queste premesse, spiega Cossolo, Federfarma ha chiesto «alle farmacie di comunicare a Federfarma i casi in cui i cittadini tentano di riconsegnare medicinali inutilizzati ricevuti da una struttura pubblica: l'obiettivo non è fare polemica, ma fornire ai decisori strumenti per verificare in modo corretto aspetti positivi e negativi dei vari modelli distributivi».

Cossolo, infine, sottolinea che per quanto al Tavolo tecnico sulla distribuzione diretta sia stato elaborato un modello per valutare l'economicità del processo distributivo e l'equità nell'accesso ai farmaci, «tale modello, estremamente articolato e di complessa applicazione alla realtà, non prendeva in considerazione questa tipologia di sprechi che incidono sull'economicità complessiva di un sistema di distribuzione. Non vogliamo superare il modello elaborato dalla Sifo con il supporto della Scuola Sant'Anna, ma integrarlo con ulteriori elementi di valutazione e per questo siamo a disposizione per continuare il confronto».

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