Politica e Sanità
20 Novembre 2018A fronte di un riconoscimento da parte delle istituzioni pubbliche che ancora stenta a esserci, la farmacia è molto presente sul territorio ma spesso con modalità "privatistiche". Se, per esempio, nel 41% delle farmacie rispondenti gli spazi interni sono dedicati a prestazioni di altre figure professionali, le modalità di presenza di questi professionisti si basano generalmente su accordi con il singolo. In ogni caso, tra le figure professionali presenti in farmacia ci sono al primo posto i biologi nutrizionisti (59%), seguiti a distanza da audiometristi (25%) e podologi (13%), mentre più sporadica la presenza di infermieri e fisioterapisti (compaiono solo nel 6% dei casi), psicologi (12%), come pure di addetti alla dermocosmesi (3%), osteopati (3%), optometristi (2%) e posturologi (2%).
Sono questi alcuni dei dati che emergono dal primo Rapporto annuale sulla farmacia realizzato da Cittadinanzattiva e Federfarma con il contributo non condizionato di Teva, in merito al ruolo ricoperto oggi dalle Farmacie nel nostro Paese. Una indagine, presentata ieri, a cui hanno risposto 1275 farmacie. A essere messo in rilievo, innanzitutto, è che le farmacie «in Italia giocano un ruolo di primo piano nel contribuire a far rispettare l'aderenza alle terapie e ben si prestano al quotidiano dialogo e ascolto, specie nei confronti di persone anziane e affette da patologie croniche, donne con minori o in dolce attesa. Ma quando si tratta di strutturare servizi in rete sul territorio vengono spesso "dimenticate": questo il principale paradosso che vivono oggi in Italia le farmacie, imprescindibile presidio del Servizio Sanitario Nazionale per capillarità e prossimità, escluse o poco integrate sia nel servizio di assistenza domiciliare integrata (ADI) territoriale, sia nella Medicina di Gruppo nel territorio per l'erogazione di servizi alla collettività». Non a caso, a essere registrato è «in generale uno scarso coinvolgimento delle farmacie da parte delle ASL. Ad esempio, solo il 7% delle farmacie viene coinvolto nell'erogazione dell'Assistenza Domiciliare Integrata, mentre è assolutamente residuale il coinvolgimento nelle diverse forme di Medicina di gruppo territoriale».
Un aspetto sottolineato anche nelle parole di Andrea Mandelli, presidente della Fofi: «Si conferma la vocazione del farmacista e della farmacia di comunità ad ampliare il servizio reso ai cittadini» ma, aggiunge, «il Rapporto mette anche in luce come questa risorsa non sia ancora messa in condizione di esprimere tutto il suo potenziale per lo sviluppo dell'assistenza territoriale: il modello della farmacia dei servizi, la presa in carico del paziente cronico, il supporto all'aderenza alle terapie, la tenuta del Dossier farmaceutico inserito nel Fascicolo sanitario elettronico, e tutte le prestazioni professionali che hanno dimostrato la loro utilità per il miglioramento delle cure, devono essere implementate in modo uniforme sul territorio nazionale, in particolare nelle aree meno presidiate». Secondo la Fofi le indicazioni del rapporto «sono uno stimolo ad accelerare un processo fondamentale per la sanità». La tendenza emerge anche quando si considera la presenza dei professionisti in farmacia: «Tra le figure professionali presenti in farmacia, infermieri e fisioterapisti compaiono solo nel 6% dei casi, gli psicologi nel 12%. Le modalità di presenza di questi professionisti variano da caso a caso, ma in generale si basano su accordi col singolo professionista. Sono sporadici gli accordi con i relativi Ordini professionali, mentre sono quasi del tutto assenti i casi in cui a regolamentare queste presenza intercorre una convenzione con SSR o ASL. Tra le altre figure professionali, ove presenti, in farmacia troviamo primi fra tutti i biologi nutrizionisti (59%), seguiti a distanza da audiometristi (25%) e podologi (13%). Sporadica la presenza di addetti alla dermocosmesi (3%), osteopati (3%), optometristi (2%) e posturologi (2%)».
Tanti i dati interessanti e tra questi anche quelli relativi alla copertura oraria: a essere «sempre aperta, H24 per 365 giorni l'anno, è l'1% del campione, mentre nel 58% dei casi viene effettuato anche servizio notturno. In questo caso, il 98% delle farmacie aperte di notte lo è per turnazione obbligatoria, il restante 2% per scelta, su base volontaria. Durante il fine settimana, le farmacie aperte il sabato mattina sono il 93% dei casi, il sabato pomeriggio il 55%, la domenica mattina il 19%. Se l'apertura al sabato è prevalentemente dettata dalla libera decisione del titolare, l'apertura alla domenica mattina è principalmente (nel 66% dei casi) obbligatoria. Per quanto riguarda poi le ore settimanali di apertura, solo l'1% fa apertura h24 per 365 giorni l'anno. La maggior parte delle farmacie (63%) ha dichiarato di rimanere aperta per 40-44-48 ore alla settimana, seguite da un 27% che arriva fino a 72 ore settimanali». Un altro capitolo importante riguarda il personale: in generale, «i farmacisti sono relativamente giovani: le fasce di età più rappresentate sono quelle che vanno dai 25 ai 34 anni e dai 35 ai 44, seguita da quella tra i 45 e i 54 anni. Nelle farmacie del campione ci sono un totale di 4529 farmacisti, con una media di circa 3,5 farmacisti per farmacia. Nel 10% delle farmacie c'è un unico farmacista, mentre nel 1,6% dei casi le farmacie hanno 10 farmacisti o più, con un massimo di 12. Nel 97% dei casi il personale della farmacia partecipa regolarmente a corsi di aggiornamento e formazione. Questi vengono seguiti da tutto il personale (83%), o prevalentemente dal titolare e sporadicamente da altri operatori (11%), quasi mai esclusivamente dal titolare (6%). Ciò detto, le ore che ciascun titolare della farmacia dedica alla formazione all'anno varia molto, e lo stesso avviene per i colleghi/operatori della farmacia: ad esempio, sia per i titolari che per gli altri farmacisti, c'è chi ha dichiarato di seguire solo 2 ore di formazione all'anno, e chi ne ha dichiarate 400».
Francesca Giani
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