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Politica e Sanità

27 Novembre 2018

Una guida per “comunicare i vaccini”. La presentazione a Roma


«Fino a pochi anni fa, facendo ricerche su morbillo e autismo, i genitori trovavano su YouTube solo video di propaganda anti-vaccinale. Solo dal 2014 sono apparsi i primi video basati sull'evidenza scientifica che smontavano la bufala di Wakefield. È l'esempio di un vuoto che ci è costato caro e sul quale il sistema sanitario deve ancora recuperare molto terreno, perché mentre i no vax sapevano fare bene il loro mestiere, noi dovevano ancora imparare a comunicare in maniera altrettanto efficace». Così a Farmacista33 Pier Luigi Lopalco, Professore Ordinario di Igiene all'Università degli Studi di Pisa e già capo, tra il 2005 e il 2015, del programma per le malattie prevenibili da vaccino presso il Centro Europeo per la Prevenzione ed il controllo delle Malattie (Ecdc) a Stoccolma. Insieme a Daniele Fiacchini, Giancarlo Icardi e Michele Conversano, è autore del volume #Comunicare i #Vaccini per la #Salute pubblica, edito da Edra e presentato oggi a Roma presso l'Istituto Superiore di Sanità, uno strumento che mira a colmare quel gap.

Il libro è stato strutturato seguendo le indicazioni dell'Ecdc sulle competenze cardine richieste a un operatore sanitario che si occupa di vaccini. Dopo un rapido excursus storico, dal quale si scopre, per esempio, che nell'Ottocento c'era già una campagna no-vax contro i "vampiri dei vaccini", entra nel vivo con una disamina della percezione del rischio e dei fattori che determinano la scelta o l'esitazione vaccinale, che è poi il campo in cui una buona comunicazione può fare la differenza. Si passa così alle pratiche corrette (e agli errori) di comunicazione, sia essa istituzionale, sui media tradizionali e sui social, individuale o in pubblico, offrendo anche strumenti di valutazione ex post. Completano il quadro una serie di allegati che vanno dall'indicazione di siti web, pagine facebook e altre fonti affidabili di approfondimento, da suggerire, magari, proprio agli "esitanti", alle call to action per lo sviluppo di una cultura scientifica nelle scuole o tra i giornalisti. «Il libro è rivolto agli operatori sanitari - ribadisce il coautore - che ogni giorno si trovano a fronteggiare la comunicazione su più fronti. C'è quella diretta, all'utenza, pensiamo per esempio a un medico, un infermiere o un assistente sanitario che deve spiegare l'importanza delle vaccinazioni a un genitore. E c'è quella istituzionale e per il grande pubblico, a più livelli: dal ministero della salute all'azienda sanitaria locale».

Buona parte di questa sfida si gioca sui nuovi media, ambienti tutt'altro che virtuali se si considerano le ricadute che la disinformazione sui vaccini che circola online ha avuto nella vita reale. «Sul web e nei social è statisticamente molto più facile imbattersi in propaganda antivaccinista che non in comunicazione istituzionale seria. Il danno non l'ha fatto il 'dottor Google', l'abbiamo fatto noi non presidiando questi media sempre più importanti. Quando ero bambino c'era l'enciclopedia, dove in realtà trovavamo molto poco, quindi ci rivolgevamo al medico. Oggi, invece, sappiamo benissimo quanto navigano su internet tutti i neogenitori prima di arrivare dal medico». E chissà che il Sistema Sanitario non impari a comunicare meglio anche a sé stesso, cioè a quegli operatori tra i quali è ancora troppo bassa l'adesione alle vaccinazioni. «Credo che il grosso del problema sia circoscritto alla vaccinazione antinfluenzale, snobbata perché non si comprende quanto è importante per proteggere l'utenza. È uno scoglio da superare con la comunicazione, il counselling e l'offerta attiva. C'è da lavorare» conclude Lopalco.

Elvio Pasca

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