Politica e Sanità
12 Dicembre 2018Dalla stima del valore complessivo del fatturato delle farmacie che potrebbero beneficiare della misura, contenuta nella Manovra, che prevede l'esenzione dallo sconto al Ssn al di sotto dei 150mila euro di fatturato, ci possono essere ricadute diverse in termini di costi per il Ssn. Per questo è necessario una «conferma indipendente» di tale valore, che nella Relazione Tecnica, sulla base dei dati forniti da Federfarma, è stimata in 160 milioni di euro. L'appunto arriva dal Servizio del Bilancio del Senato che, nella Nota di lettura alla Manovra, ha passato in rassegna gli impatti di ciascun provvedimento, indicando, comma per comma, laddove necessario, criticità e richieste di chiarimento.
Tra quelli su cui sono state avanzate osservazioni ci sono anche i commi 292 e 293, nei quali sono contenute le disposizioni relative al computo del fatturato Ssn, con l'uniformazione a livello nazionale delle voci e l'indicazione di quali concorrono al calcolo e quali no, e quello relativo all'esenzione dallo sconto delle farmacie con fatturato inferiore a 150.000 euro. Proprio su questo punto, in particolare, il Senato chiede ulteriori chiarimenti: «sarebbe auspicabile» si legge nel documento «una conferma indipendente del valore di fatturato totale delle farmacie in questione pari a 160 milioni di euro, indicato dalla RT come proveniente da Federfarma». La preoccupazione riguarda l'impatto in termini di costi per il Ssn di questa voce, la cui copertura è effettuata «mediante le quote vincolate del FSN per la realizzazione di specifici obiettivi e sulla base di progetti elaborati dalle regioni».
Nel dettaglio, scrive il Senato, «la Relazione Tecnica» alla Manovra «afferma che l'intervento di esenzione dallo sconto per le farmacie con fatturato annuo non superiore a 150.000 euro determinerà un onere per il SSN che fonti Federfarma stimano pari a 4 milioni di euro annui. Dalle citate fonti Federfarma si tratta di circa 1.566 farmacie sul territorio nazionale, che nel totale fatturano circa 160 milioni», per una trattenuta di sconto media che si «assume nel 2,5%». Il Senato esprime la necessità di avere maggiori dati al riguardo - e provenienti da fonti «indipendenti» dalla categoria - in quanto, nel caso in cui la platea degli interessati o il fatturato complessivo delle farmacie in difficoltà, su cui calcolare la mancata entrata dello sconto, dovesse essere maggiore, l'onere per il Ssn verrebbe ad aumentare.
«Su tale valore» si legge ancora «andrebbero poi acquisiti dati storici su un arco temporale più ampio in modo da avere conferme sulla sua stabilitaÌ e comunque da escludere una tendenza alla crescita». In ogni caso, «si osserva che la RT non fornisce tutti i dati necessari per verificare la quantificazione, che assume una trattenuta di sconto media pari al 2,5%. Tuttavia, poiché le norme vigenti prevedono varie percentuali di trattenute in base a fasce di prezzo del farmaco, non eÌ possibile verificare il dato medio senza scomporre il fatturato nelle singole fasce di prezzo dei farmaci. Peraltro, anche su questo aspetto andrebbe acquisita conferma sulla stabilitaÌ delle vendite per fasce di prezzo o comunque andrebbe esclusa una tendenza alla crescita delle vendite per i farmaci più costosi per i quali le trattenute sono più alte».
Per quanto riguarda l'altro punto del computo del fatturato, viene messo in luce che «una volta entrata a regime, l'attuazione della medesima garantisce stabilitaÌ finanziaria per il SSN. Infatti, l'intervento legislativo eÌ volto ad unificare le difformi posizioni assunte sull'argomento dalle diverse Regioni in materia di composizione del fatturato delle farmacie, e potrebbe comportare risparmi per il SSN, prudenzialmente non quantificati, in quanto impedirà, in futuro, alle farmacie di adottare comportamenti non conformi con la nuova normativa».
Proprio sul tema del computo del fatturato è aperto il dibattito in seno alla categoria. Da alcune regioni sono state segnalate criticità, perché il metodo di calcolo proposto è peggiorativo rispetto a quello in vigore nelle relative amministrazioni. Mentre da Silvia Pagliacci, presidente Sunifar, in una intervista sull'house organ Filodiretto, viene segnalato che «la contrarietà di Federfarma rispetto all'emendamento è confermata da un documento che la Federazione ha inviato al ministero con tutta una serie di richieste che tendono ad evitare che vegano meno parte dei benefici goduti quest'anno per effetto dell'aumento dei tetti di fatturato. I contenuti della nota di Federfarma verranno portati a conoscenza dell'Assemblea nazionale di giovedì». Mentre viene ribadito che il provvedimento relativo all'esenzione dagli sconti «sta a cuore alle piccole farmacie».
Sulle disposizioni in materia di negoziazione dei prezzi dei medicinali a carico del Servizio sanitario nazionale e sui Fondi medicinali innovativi e oncologici innovativi, invece, nel documento non emerge «nulla da segnalare». Come pure sulla politica farmaceutica, «atteso che le disposizioni mirano nel complesso a rafforzare i presidi volti a garantire il rispetto del tetto della spesa farmaceutica per acquisti diretti attraverso una razionalizzazione del meccanismo del pay-back che possa ridurre i rilevanti contenziosi insorti».
Francesca Giani
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