Politica e Sanità
12 Dicembre 2018La salute rappresenta la prima impresa del Paese con oltre 2 milioni di persone che ogni giorno vi lavorano: il successo o l'insuccesso del Sistema sanitario nazionale sarà determinato esclusivamente dalla capacità di individuare un nuovo modello e rimediare alle storture oggi presenti. Queste le parole del ministro della Salute, Giulia Grillo, che in occasione delle celebrazioni per i 40 anni del Ssn. Per il ministro oggi è fondamentale «eliminare le dispersioni di denaro pubblico soppesando attentamente quale sia la migliore qualità delle prestazioni per ogni livello di spesa».
Il problema, ha detto, «non è spendere meno ma spendere meglio: mi piacerebbe che affrontassimo il tema della salute dei cittadini come se parlassimo di investimento per il futuro» e ha sottolineato che la filiera salute rappresenta oltre l'11% dell'intero Pil, e quindi «il comparto salute non deve essere visto come un costo». Le parole del ministro incontrano il consenso della Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani, «È giusto rendere omaggio a chi rese possibile questa rivoluzione dell'assistenza e ringraziare i due milioni di professionisti che ogni giorno operano a tutti i livelli per tutelare la salute dei cittadini. Una compagine al servizio della collettività di cui i farmacisti sono una componente fondamentale: nelle strutture sanitarie come sul territorio, nei grandi e nei piccoli centri» dice il presidente Fofi Andrea Mandelli. In particolare, per il riferimento al Servizio sanitario come la più grande impresa del paese. «È vero - afferma - non va dimenticato che nelle imprese occorre investire per la ricerca, per i miglioramenti organizzativi, per il personale e per la sua formazione soprattutto quando all'orizzonte si profilano enormi cambiamenti, che nel caso della sanità sono rappresentati innanzitutto dal sempre maggiore impatto delle malattie croniche, dall'invecchiamento della popolazione e dal flusso, sempre più impetuoso, dell'innovazione. Certamente gli investimenti devono essere oculati e mirati e si impongono un'applicazione scientificamente rigorosa del concetto di appropriatezza e una lotta serrata allo spreco; ma questo non può essere un alibi per restringere il perimetro della tutela della salute dei cittadini che, lo si è visto in questi anni di crisi, costituisce un importante elemento di coesione sociale. Il Servizio Sanitario Nazionale deve essere sostenibile, perché non possiamo rinunciare ai valori su cui è fondato, ma per garantire questo risultato occorre riorganizzare le priorità del paese. La bellezza della Legge 833 del 1978 risiede anche nell'aver disegnato un sistema aperto al rinnovamento, capace di adattarsi al mutare delle esigenze: servono impegno e idee e la nostra professione ha dato e darà sempre il suo contributo».
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