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Politica e Sanità

20 Dicembre 2018

Contratto, farmacisti non titolari: le difficoltà crescono, necessario prevedere tutele


Con l'anno prossimo, saranno passati sei anni da che il contratto nazionale dei dipendenti di farmacia è scaduto, con la perdita di quasi due tornate. Una situazione che sta diventando sempre più pesante economicamente, soprattutto alla luce di un costo della vita che continua ad aumentare. Ma anche l'apparato normativo, fermo a un contesto di lavoro della farmacia ben diverso da quello odierno, crea non poche problematiche ai dipendenti, che invece necessiterebbero maggiori tutele. A lanciare la riflessione Francesco Imperadrice, presidente del Sindacato nazionale dei farmacisti non titolari (Sinasfa), che spiega: «Anche nel corso degli incontri che organizziamo sul territorio, stiamo raccogliendo sempre più segnalazioni di situazioni di difficoltà». Difficoltà che in primo luogo sono di natura economica: «Lo stipendio è fermo da sei anni, ma il costo della vita è in continuo aumento. La situazione, è evidente, non può andare avanti così ancora per molto. Il farmacista, già, oggi si ritrova nelle posizioni basse della classifica retributiva dei lavoratori, pur facendo un lavoro altamente professionalizzante e dalle pesanti responsabilità. E mentre le altre categorie di lavoratori procedono con rinnovi contrattuali che portano ad adeguamenti e aumenti nella busta paga, il farmacista è sempre allo stesso livello. Con ricadute, come abbiamo più volte sottolineato, anche in termini di perdita sul montante contributivo su cui verrà calcolata la pensione». Ma non c'è solo questo: «Riceviamo continue segnalazioni di problematiche anche relative all'organizzazione e alle modalità di lavoro. Gli aspetti normativi, a fronte di un contesto della farmacia e del servizio fortemente evoluto, sono fermi al 2009, a dieci anni fa. Un primo punto riguarda il tema degli orari e dell'aumento del numero di farmacie in capo a un'unica proprietà: aspetti che, a fronte delle liberalizzazioni avvenute in questi anni, necessitano di una riformulazione, per prevedere regole, paletti e soprattutto tutele».

Ma, «va sottolineato che, in generale, il contesto di mancato rinnovo contrattuale tende a favorire situazioni di sotto occupazione o mala-occupazione: le segnalazioni che riceviamo dai colleghi riguardano anche un uso non appropriato se non addirittura un abuso degli strumenti contrattuali, soprattutto verso farmacisti più fragili, magari fuori dal mercato del lavoro da diverso tempo: tirocini extracurriculari usati per personale, nei fatti, subordinato, utilizzo del part-time e della relativa retribuzione a fronte di un lavoro full-time, se non peggio». In questa situazione, «diventa indispensabile mettere a disposizione dei farmacisti tutele e strumenti, che in alcuni casi sono già previsti, ma mai realizzati - come potrebbe essere una commissione paritetica super partes e partecipata da tutte le rappresentanze -. Questo perché i dipendenti non si sentano soli, ma si sentano sostenuti, perché trovino il coraggio di portare alla luce situazioni di disagio, facendole presenti all'Ordine e alle rappresentanze sindacali». Ma, in questo senso, «faccio anche un appello ai colleghi, perché non si rassegnino, ricordando che il codice deontologico, che prevede solidarietà intercategoriale e difende la dignità della professione, è uno strumento a cui tutti i farmacisti, siano essi titolari, direttori o dipendenti, sono soggetti».

Francesca Giani

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