Politica e Sanità
07 Febbraio 2019Hanno superato la soglia di 24mila le domande pervenute all'Inps per la pensione quota 100, ma sulla misura il dibattito è aperto. Intanto prosegue l'iter di conversione del Decreto legge (4/2019) al Senato e, mentre la politica si confronta su eventuali correttivi, come per esempio quelli relativi al riscatto agevolato della laurea, restano alcune criticità - messe in rilievo in particolare nelle Audizioni -, prima tra tutti la discriminazione per età e il fatto che il cumulo contributivo gratuito non possa comprendere anche le Casse professionali.
Per quanto riguarda le domande, l'aggiornamento più recente arrivato dall'Inps (quando questo numero ha chiuso) fa riferimento al dato delle 10 di oggi: il numero più alto di richieste è quello relativo a Roma, con 2.014 istanze presentate, seguito da Napoli con 1.170; Palermo ne conta 770. Secondo i dati di ieri, la maggior parte delle domande è di provenienza del lavoro dipendente (9.201 su oltre 21mila totali), con 6650 dal pubblico impiego, 23 dalla gestione separata, 948 come cumulo. Ma, nonostante la grande quantità di richieste, è proprio Tito Boeri, presidente Inps, a mettere in rilievo alcune criticità della misura, durante la sua audizione in Senato di lunedì. Innanzitutto, i principali beneficiari sono «lavoratori con lunghe carriere contributive»: a essere sottolineato è che chi ha avuto carriere discontinue, periodi di disoccupazione o inoccupazione, versamenti in diverse casse pensionistiche, fatica maggiormente a raggiungere il requisito dei 38 anni di contributi.
Secondo le analisi, «più di un quinto dei beneficiari è rappresentato da lavoratori dipendenti o autonomi di sesso maschile nelle regioni del Nord», oltre che «dipendenti pubblici, che pesano per più di un terzo dei beneficiari, più del doppio della loro quota sull'occupazione». Ma le donne risultano essere «nettamente sottorappresentate». Inoltre «i principali beneficiari hanno importi medi delle pensioni relativamente elevate, dell'ordine di 30mila euro l'anno». Inps promette di mettere a disposizione strumenti online che aiuteranno a valutare la propria situazione personale ma nelle decisioni un peso lo avrà anche il fatto che quota 100 «impone il divieto di cumulo tra pensione e attività lavorativa, fino alla maturazione della vecchiaia, impendendo al pensionando di rimpinguare successivamente la propria pensione con contribuzioni aggiuntive, se non nel limite di 5000 euro l'anno per lavoro autonomo occasionale».
Ma c'è anche un'altra criticità sottolineata: i requisiti sono rigidi e, di conseguenza, esclusivi. «Il termine quota 100 si trova ad escludere dal nuovo canale di pensione anticipata persone con combinazioni di anzianità contributiva e anagrafica pari o addirittura superiori a 100». C'è infine il tema del patto generazionale: «il grosso di quota 100 graverà comunque sulle generazioni future. Il debito implicito del sistema pensionistico è destinato ad aumentare per effetto sia del nuovo canale di uscita anticipata che del congelamento degli adeguamenti della speranza di vita per le pensioni anticipate. Nel caso in cui le misure non fossero rinnovate al termine del periodo di sperimentazione (2021 per quota 100 e 2026 per il congelamento dell'adeguamento) l'aumento del debito implicito sarebbe di circa 38 miliardi di euro. Se tali misure diventassero strutturali, l'aumento lieviterebbe a più di 90 miliardi».
Un altro aspetto è stato messo in luce, sempre nel corso delle audizioni al Senato, anche dal Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro in riferimento all'applicazione del cumulo gratuito dei periodi contributivi non coincidenti. Per la legge infatti questo è possibile solo tra gestioni amministrate dall'Inps, ma a farne le spese sono soprattutto i professionisti: «a seguito delle modifiche introdotte dalla L.232/2016 il cumulo contributivo coinvolge in realtà anche le casse privatizzate per iscritti ad albo; nella versione promulgata della norma non vi è possibilità di utilizzare tale accesso anticipato in cumulo utilizzando la contribuzione delle casse; questo taglia fuori da questa sperimentazione i liberi professionisti che sono costretti con costi alti ad azionare una eventuale ricongiunzione onerosa. La scelta salvaguarda l'equilibrio delle casse, ma genera una contrapposizione con i liberi professionisti». A ogni modo, anche il CNCL concorda sul fatto che «il previgente sistema delle quote aveva un maggiore margine di flessibilità: la somma dei requisiti poteva essere frutto della combinazione di diversi requisiti; in questo quota 100 si mostra più rigida con maggiore discriminazione per età».
Francesca Giani
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