Il regionalismo differenziato suscita preoccupazione e dubbi per le possibili conseguenze delle maggiori autonomie e per l'impatto significativo sull'acuirsi delle disuguaglianze nei livelli di offerta. È questo il dato che emerge dai quasi 4000 voti e dai 5000 commenti raccolti nell'ambito della consultazione pubblica "Maggiori autonomie in termini di tutela della salute richieste da Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto ai sensi dell'art. 116 della Costituzione Italiana", promossa dalla Fondazione Gimbe tramite i canali della Fondazione. La consultazione è stata divulgata da numerose istituzioni e organizzazioni: dalla Camera dei Deputati alle Regioni, da Fnomceo a Fnopi, da Cittadinanzattiva a Conaps, dall'Associazione Epac a Federspecializzandi, da vari sindacati (Cimo, Snami, Sindacato Nazionale Area Radiologica, Cgil Toscana e Veneto, Anaao Assomed Veneto, Sumai Lombardia, Nursind). Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione Gimbe, sottolinea il principio alla base della consultazione pubblica: «in un Paese democratico è inaccettabile l'assenza di dibattito su un tema le cui conseguenze rischiano di compromettere i diritti civili delle persone». Tra il 6 e il 17 febbraio l'iniziativa ha visto la partecipazione di 3.920 persone, alle quali si chiedeva di valutare l'impatto di ciascuna autonomia in sanità sulle diseguaglianze regionali, tramite uno score da 1 a 4, con possibilità di "astenersi" e di aggiungere commenti: 5.610 in totale, inviati dai partecipanti, un campione rappresentativo della popolazione italiana con margine d'errore inferiore all'1,6%. I dati emersi dalla consultazione e la relativa interpretazione sono stati divulgati tramite comunicato dalla fondazione Gimbe: l'esigua percentuale di "non so" (range 2-8,2%) e l'elevato numero di commenti riflettono un campione composto prevalentemente da stakeholder della sanità; l'impatto delle maggiori autonomie in sanità sulle diseguaglianze regionali viene percepito rilevante (media score da 3,0 a3,4), con deviazioni standard omogenee tra le diverse autonomie (da 0,9 a 1,1); tra le preoccupazioni più frequenti: imprevedibilità delle conseguenze, ulteriore spaccatura Nord-Sud, aumento del divario tra Regioni ricche vs povere, differenziazione del diritto costituzionale alla tutela della salute; le numerose proposte per "mitigare" i possibili effetti collaterali delle maggiori autonomie in sanità riconducono in sintesi a due contromisure, il contestuale aumento delle capacità di indirizzo e verifica dello Stato sulle Regioni e la messa in atto di meccanismi di solidarietà tra Regioni. «Seppur limitati alla sanità - conclude il Presidente - questi risultati suggeriscono che il regionalismo differenziato deve essere "maneggiato con cura" con l'irrinunciabile obiettivo di rispettare gli equilibri previsti dalla Costituzione e garantire i diritti civili a tutti i cittadini sull'intero territorio nazionale. Ecco perché, la Fondazione Gimbe invita tutte le forze politiche a mettere da parte posizioni superficiali e sbrigative e ad avviare un vero dibattito favorendo la più ampia partecipazione della società civile, ripartendo dalla consapevolezza che il regionalismo differenziato non è un fenomeno univoco perché le richieste delle 3 Regioni sono guidate da differenti presupposti politici ed economici».
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