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Politica e Sanità

23 Febbraio 2019

Farmacista-consulente, Afen: bene interpretazione Fofi, ora serve formazione


I termini di quella che è l'attività di consulenza del farmacista sono stati chiariti dalla Fofi con un'interpretazione in chiave "più ampia" del D.Lgs. 206/2007. In una nota ha infatti scritto che "può essere erogata come prestazione libero-professionale, in spazi appositamente adibiti all'interno della farmacia o anche in uno studio al di fuori della stessa, e il farmacista può chiedere un onorario come corrispettivo dell'attività svolta; si pensi, per esempio, ai settori della nutraceutica, dei prodotti destinati ad una alimentazione particolare e degli integratori, nonché della fitoterapia, ovvero ancora del benessere e dei corretti stili di vita". Ora è importante formare culturalmente il farmacista e predisporlo a una attività di consulenza dietro un corrispettivo e per esprimere al meglio le possibilità offerte da queste attività sono però necessari percorsi formativi supplitivi e magari abilitanti a nuove professionalità.
A rilanciare il tema è una lettera inviata alla Redazione di Farmacista33 dal presidente dell'Afen, l'Associazione farmacisti esperti in nutrizione, Francesco D'Amore. Con questa interpretazione, resa lo scorso in anteprima il 20 ottobre 2018 dal sen. Luigi D'Ambrosio Lettieri ai partecipanti al 3° Congresso Nazionale Afen, scrive D'Amore, "di fatto la Fofi riconosce al farmacista una specifica competenza nell'ambito dell'alimentazione confermando quanto sempre sostenuto da Afen. È evidente che il farmacista, per caratteristica intrinseca della sua professione, valuta i fabbisogni nutrizionali, energetici e terapeuti del cliente/paziente. La valutazione è necessaria per poter esercitare proprio quella attività consulenziale di cui sopra, proponendo un farmaco SOP, OTC, medicinale omeopatico, farmaco fitoterapico, integratore alimentare, alimento o abbinamento tra essi, con specifico riferimento alla modalità di somministrazione, quantità e timing opportuno, oppure inviando presso il medico o altro professionista, qualora ci fosse la necessità di un farmaco con obbligo di prescrizione o di un intervento che non sia di sua competenza.
Operando nel rispetto di questi principi, più che di "invasione di campo in altre professioni", sarebbe più corretto parlare di aree di intervento condivise, acclarato un "sapere comune alle professioni sanitarie". Esistono poi settori di pertinenza esclusiva di ogni professione, la cui invasione è perseguibile dalla legge, ma per il farmacista non è di certo il campo nutrizionistico, come confermato anche dalla sentenza n.20281/17 del 28.04.2017 della Corte di Cassazione Sesta Sez. Penale"... l'individuazione dei bisogni alimentari dell'uomo attraversi schemi fissati per il singolo con rigide previsioni e prescrizioni, se non è esclusiva del medico biologo, può competere in via concorrente ad altre categorie professionali per le quali è comunque prescritta l'acquisizione di una specifica abilitazione, quali medici, farmacisti, dietisti, fatta salve le competenze stabilite nelle normative di settore...". Va altresì ricordato che le professioni di farmacista e medico sono le più antiche sia storicamente sia giuridicamente e quindi le prime ad aver ricevuto "sovrapposizioni di ruoli" proprio dalle professioni sanitarie più recenti!
Bisogna dare atto alla FOFI che, chiarendo i termini di quella che è l'attività di consulenza permessa al farmacista, ha nei fatti aperto nuove prospettive occupazionali, inserendo un nuovo elemento di considerazione proprio nella recente discussione relativa all'accesso a numero chiuso alle facoltà di farmacia.
Esaltare la centralità della professione rispetto anche al luogo dove la si esercita, superando quel trinomio farmacista- farmaco-farmacia non può che giovare a tutta la categoria.
Per esprimere al meglio le possibilità offerte da queste attività sono però necessari percorsi formativi supplitivi e magari abilitanti a nuove professionalità. Si pensi ai corsi per operare nell'abito della telemedicina e all'uso dei defibrillatori o a quella che può essere la nuova figura del farmacista-nutrizionista; quindi immaginare sistemi che possano realmente certificare il livello di apprendimento del singolo, legandoli ad un processo di costante aggiornamento.
È poi importante formare culturalmente il farmacista e predisporlo ad una attività di consulenza dietro un corrispettivo. Sicuramente non bastano competenze e conoscenza, ma i colleghi che intendano perseguire questa strada dovranno anche cambiare approccio con i propri clienti-pazienti.
Infine, abbiamo già notizia di aziende di settore che presto presenteranno sul mercato tecnologie utili all'attività del farmacista consulente, come specifici software e opportuni strumenti analitici.

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