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Politica e Sanità

04 Marzo 2019

Piccole farmacie, a Ferrara molte in odore di chiusura. Presentata interrogazione al ministro Grillo


Il grido di allarme nazionale sulla sostenibilità delle piccole farmacie, operanti in territori disagiati, si sta declinando sulle realtà più locali, e ora ad accendere l'attenzione sul rischio chiusura sono le farmacie della provincia di Ferrara: 114 sono le private e 67 sono le rurali, di cui 57 sussidiate (quindi con meno di 3.000 abitanti) e «il rischio è che ci siano molti esercizi in odore di chiusura». A denunciare la situazione, sulla stampa locale generalista, è Stefania Menegatti, titolare della farmacia in una frazione di 1.976 abitanti e presidente provinciale di Federfarma. Le motivazioni sono le stesse depauperamento demografico, invecchiamento della popolazione calo del giro d'affari. «Qui i giovani lasciano per andare nei centri più grandi» racconta Menegatti entrando nel merito ma soprattutto punta il dito sulla distribuzione diretta da parte della Regione attraverso le aziende sanitarie. A Ferrara, spiega la farmacista, ci sono due punti dove i medicinali vengono erogati direttamente dall'Ausl: l'ospedale di Cona e il Centro di medicina generale, una modalità distributiva che «sta togliendo linfa per la vita delle piccole farmacie. Un'azione che consente un risparmio di costi per le casse pubbliche ma che non tiene conto dell'importanza del servizio svolto dalle farmacie di prossimità». commenta Menegatti. Con i noti sprechi e disagi denunciati da tempo dalle associazioni di categoria: «Code interminabili agli sportelli e terapie erogate anche per sei mesi, secondo Federfarma, alla fine non sono un risparmio sanitario perché spesso il paziente interrompe la cura prima oppure li lascia nel cassetto perché nel frattempo lo specialista gli ha prescritto una nuova terapia». L'associazione ha in mano studi che evidenziano invece quanto sia importante il ruolo del farmacista «che è un punto di riferimento molto importante per la persona che deve seguire una terapia» precisa ancora la presidente che fa parte di un tavolo di trattativa avviato in Regione per valutare meglio gli effetti della distribuzione diretta del farmaco. «È vero che noi siamo imprese che devono fare utili ma se le pubbliche amministrazioni pensano che senza di noi si può fare lo stesso sbagliano, è dimostrato che dove ci siamo la comunità vive meglio».
Sempre dall'Emilia-Romagna, anche i farmacisti rurali in provincia di Piacenza lanciano un segnale forte: «In cinque anni il fatturato si è ridotto di due terzi, per tanti. Quando va bene, facciamo 20 scontrini in un giorno», e anche per loro la distribuzione dei farmaci negli ospedali e nelle case della salute, «ha dato una mazzata pesantissima».
Intanto, in sede parlamentare è stato mandato un nuovo messaggio al ministero della Salute: i parlamentari Monica Ciaburro, Maria Cristina Caretta, e Marcello Gemmato di Fratelle d'Italia hanno presentato un'interrogazione: "Il Governo dia una risposta seria: la chiusura di questi presidi sanitari potrebbe essere un ulteriore motivo di spopolamento di tantissimi comuni".

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