Sanità integrativa e farmacie, assicurazioni guardano a rimborso farmaci e servizi sul territorio
La sanità integrativa è da tempo al centro del dibattito e risulta un fenomeno, pur nella sua eterogeneità, in crescita. Ma si tratta anche di un'area che può rappresentare un terreno di sviluppo per le farmacie, con uno scenario in cambiamento già nell'immediato futuro. A dirlo Marco Vecchietti, amministratore delegato e direttore generale di Rbm Assicurazione Salute, intervenuto, agli Stati Generali della Farmacia di Roma. «Nel nostro Paese», è stato il suo intervento, «la sanità integrativa sta crescendo rapidamente e oggi riguarda 13 milioni di italiani. Il 15% della spesa out of pocket dei cittadini è già gestita attraverso queste forme, con prestazioni che riguardano la continuità dell'assistenza al paziente, la diagnostica, le attività specialistiche, la prevenzione. Ma a fronte di quasi sei miliardi di euro di spesa sanitaria privata gestita dalle varie forme di sanità integrativa, solo 200 milioni riguardano i farmaci, un valore piuttosto contenuto, soprattutto se si pensa che per questa voce la spesa privata raggiunge i 17 miliardi». Una delle ragioni consiste nel fatto che «in questo settore, differentemente che negli altri, ancora non esiste una struttura di convenzionamento tra enti erogatori, cioè le assicurazioni e in generale i soggetti paganti per conto degli assicurati, e coloro che erogano il servizio, come le farmacie». Un aspetto «sul quale ormai da tempo siamo al lavoro con Federfarma». Ma accanto a questa c'è un'altra importante riflessione da fare: «La sanità integrativa - per la quale una delle aree principali di intervento è la gestione della cronicità e della non autosufficienza - ha bisogno della presenza sul territorio di un soggetto credibile, professionale, che goda della fiducia del paziente e che sia in grado di spiegare come indirizzare al meglio le risorse, sia in chiave di farmaci sia di cura. In quest'ottica, un rapporto sinergico, organico con le farmacie per l'assistenza al paziente sul territorio potrebbe rappresentare un tassello fondamentale, anche nella direzione di garantire, in modo più rapido e immediato, un risarcimento che sia direttamente fruibile al momento dell'acquisto della terapia». Infine c'è il tema della prevenzione e diagnosi precoce: «Già oggi la sanità integrativa investe il 10% dei suoi finanziamenti su questo capitolo, attraverso strutture territoriali, con un tasso di utilizzo da parte degli assicurati di quasi il 70%. Anche in questa area, con le farmacie credo possa essere costruita una sinergia fondamentale, per esempio per rendere più facilmente reperibili referti, informazioni cliniche, un'integrazione con il sistema del fascicolo sanitario elettronico, ma anche per la gestione di alcuni screening di base routinari a bassa intensità che possono rappresentare una base molto utile anche per la personalizzazione delle coperture assicurative». Sul tema di recente è stato pubblicato il Rapporto Rbm-Censis, che ha messo anche in luce come per «gli italiani già assicurati nel 2017 l'ammontare medio dei rimborsi erogati dalla sanità privata è pari a circa 433,15 euro, con un incremento del 30% rispetto all'anno precedente, e una copertura di oltre i due terzi della spesa sanitaria privata. Attualmente le forme integrative intermediano quasi 5,8 miliardi di euro di spesa sanitaria privata».
Francesca Giani
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