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Politica e Sanità

15 Marzo 2019

Stipendi a confronto, non titolari: in calo nella classifica retributiva, negli Usa tre volte più alti


Una retribuzione media annua di 118.092 dollari (circa 104.500 euro) per i farmacisti e di 98.280 dollari (pari a circa 87mila euro) per le farmaciste, con un gap di genere di circa il 17% (in meno per la donna). Una situazione, questa - rilevata negli Usa da un recente studio riguardante 25 professioni del sito finanziario americano 24/7 Wallst.com sui dati del Dipartimento del lavoro statunitense -, che pone questa categoria in vetta alla classifica degli stipendi più alti, con risultati ancora più lusinghieri se si considera la componente femminile, al primo posto: per fare un esempio, al secondo posto dopo le donne farmaciste, ci sono le avvocate, con un salario annuo medio 91.624 dollari (pari all'80% rispetto agli uomini), le dirigenti d'azienda con 90.272 dollari (69,8%), le manager del settore informatico con 89.804 dollari (89,9%) e le medico-chirurghe (87.204 dollari all'anno, 66,7%). Una situazione «ben lontana da quello che avviene in Italia, dove i dipendenti di farmacia privata, al di là dal genere, sono ormai tra i lavoratori meno pagati, pur a fronte delle grandi responsabilità al banco. Con l'aggravante di un mancato rinnovo del contratto, fermo da oltre sei anni, che hanno fatto perdere già due tornate». Risultato? «Il farmacista» fa il punto Francesco Imperadrice, presidente del Sindacato nazionale farmacisti non titolari, Sinasfa, «non fa che scendere nella classifica retributiva. Siamo molto lontani, a livello complessivo, dalla retribuzione media annua di farmaciste e farmacisti negli Stati Uniti. In Italia, al primo livello, da contratto, la cifra è di 26.700 euro lordi l'anno. Pur volendo prendere in considerazione le differenze tra Paese, la base del dipendente di farmacia italiano è troppo bassa e, di anno in anno, diventa sempre più insostenibile. Soprattutto se si confronta questa retribuzione con le competenze e le responsabilità al banco che continuano ad aumentare e una organizzazione del lavoro che, anche a causa della liberalizzazione degli orari, diventa sempre più penalizzante e impattante sulla qualità di vita del dipendente. Il dipendente versa sempre più in uno stato di crisi e non sono poche le segnalazioni al riguardo che ci arrivano. Il tutto è reso ancora più insostenibile per un rinnovo del contratto che ancora non arriva, nonostante siamo entrati nel settimo anno da quando è scaduto».

In merito alla differenza di genere degli stipendi, dallo studio americano emerge come negli Usa all'interno della professione, a differenza di altre categorie, il gap sia più contenuto: per le donne farmaciste gli stipendi sono più bassi di circa il 17%, contro una media nelle 25 professioni considerate di circa il 20%. Ma ci sono aree in cui la differenza è più forte, come per le posizioni manageriali o per i medici (dove il gap è di circa il 33%).
E in Italia a quanto può ammontare la differenza di retribuzione? «Non abbiamo dati precisi, ma ci pare di rilevare che le differenze siano più forti probabilmente dove maggiore è la possibilità di fare carriera, dove c'è una più ampia crescita e variabilità degli stipendi per la stessa posizione e probabilmente anche laddove è possibile una maggiore negoziazione locale e individuale tra lavoratore e azienda. Una situazione, in generale, più evidente nel settore dell'industria. A differenza di altri comparti, nel caso dei dipendenti di farmacia, non è frequente uno scostamento, un miglioramento rispetto a quanto previsto come base nel contratto. Inoltre, la crescita dello stipendio base, nell'arco della vita lavorativa, può arrivare, da contratto, a circa 33.600 euro, con il massimo di scatti di anzianità (15 nella stessa azienda)».

Francesca Giani

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