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Politica e Sanità

07 Maggio 2019

Contratti a termine farmacisti, difficoltà sulle causali. Non titolari: vigilare su irregolarità


Contratti a termine farmacisti, difficoltà sulle causali. Sindacato farmacisti non titolari: vigilare su irregolarità e situazioni di sotto inquadramento

Dalla stretta ai contratti a termine, contenuta nella Legge Dignità dell'anno scorso, si sarebbe determinato, forse anche per effetto di alcuni incentivi attivi all'occupazione, un aumento delle trasformazioni in contratti a tempo indeterminato, anche se non mancano le segnalazioni di difficoltà da parte delle imprese, in particolare per quanto riguarda l'uso delle causali. Mentre per il settore, sembra ancora prematuro riuscire a fare un punto degli effetti della normativa. Come si ricorderà, la Legge Dignità aveva fissato la partenza operativa, a partire dal primo novembre, delle misure riguardanti la stretta ai contratti a termine: secondo quanto previsto, «le parti possono stipulare liberamente un contratto di lavoro a termine di durata non superiore a 12 mesi» e, laddove si volesse superare questo periodo, «tale possibilità è riconosciuta esclusivamente in presenza di specifiche ragioni che giustificano un'assunzione a termine»: «esigenze temporanee e oggettive, estranee all'ordinaria attività; esigenze di sostituzione di altri lavoratori; esigenze connesse a incrementi temporanei, significativi e non programmabili, dell'attività ordinaria».
In ogni caso, la durata massima è stata portata da 36 a 24 mesi. Ma, a parte la stipula ex novo di un contratto a termine, a essere stato modificato dalla normativa è anche il regime di proroghe (massimo 4) e rinnovi: in questo secondo caso, indipendentemente dalla durata del contratto originario, è sempre richiesta la causale che specifici le ragioni per cui è necessario ricorrere a questa modalità di assunzione, mentre per la proroga è necessario indicare la causale se oltre i 12 mesi. Si deve tener conto, comunque, della durata complessiva dei rapporti di lavoro a termine intercorsi tra lo stesso datore di lavoro e lo stesso lavoratore, considerando sia la durata di quelli già conclusi, sia la durata di quello che si intende eventualmente prorogare.
E proprio su questo punto non mancano, come riferiscono alcuni articoli, difficoltà da parte delle aziende e il consiglio degli esperti del mondo del lavoro è quello di tenere traccia con precisione per ogni lavoratore di uno storico delle collaborazioni, anche quelle a somministrazione, stando attenti in particolare alla differenza che intercorre tra rinnovo e proroga (la proroga avviene alle medesime condizioni; in presenza di cambiamenti si parla di rinnovo, con regole più stringenti).

Intanto, per quanto riguarda i dati a livello nazionale, mentre sono in via di definizione quelli di marzo (verranno pubblicati dopo la metà maggio), dall'Osservatorio Precariato dell'Inps, per i primi due mesi dell'anno risulta che «nel settore privato, le assunzioni sono state 1.063.620, in lieve diminuzione rispetto al 2018 in cui erano state 1.219.743. In crescita risultano i contratti a tempo indeterminato, i contratti di apprendistato e i contratti di lavoro intermittente; in diminuzione invece i contratti di somministrazione, i contratti a tempo determinato e i contratti di lavoro stagionale. Nei primi due mesi del 2019 si registra, rispetto allo stesso periodo del 2018, un notevole incremento delle trasformazioni da tempo determinato a tempo indeterminato che passano da 90.000 a 164.000 unità (+82,2%), confermando la tendenza già rilevata nel corso degli ultimi mesi, mentre risultano stabili le conferme dei rapporti di apprendistato alla conclusione del periodo formativo (-1,1%). Le cessazioni nel complesso sono state 792.000, in diminuzione rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente: a diminuire sono le cessazioni di contratti in somministrazione, di rapporti a termine e di rapporti a tempo indeterminato; in crescita sono invece le cessazioni di rapporti con contratto intermittente e di contratti in apprendistato. Nei mesi di gennaio - febbraio 2019 sono stati incentivati 23.105 rapporti di lavoro con i benefici previsti dall'esonero triennale strutturale per le attivazioni di contratti a tempo indeterminato di giovani fino a 35 anni: 11.382 riferiti ad assunzioni e 11.723 relativi a trasformazioni a tempo indeterminato (rispetto allo stesso periodo del 2018 si registra una crescita del 12,7%)».

Per quanto riguarda il settore «per il momento» è l'intervento di Francesco Imperadrice, presidente del Sindacato nazionale farmacisti non titolari, Sinasfa, «in riferimento ai contratti a tempo determinato non abbiamo ricevuto grosse segnalazioni. È ancora presto per riuscire ad avere un quadro, perché ci sono contratti ancora in essere e non ci sono, per ora, numeri sufficienti su come stanno evolvendo quelli in scadenza, in che percentuale vengano stabilizzati o lasciati decadere, e se ci siano eventualmente sostituzioni, una volta passato il periodo che deve intercorrere tra un contratto e l'altro. Quello che occorrerebbe, però, monitorare è che si vada verso una trasformazione in contratti a tempo indeterminato, tenuto anche in considerazione degli incentivi all'occupazioni presenti, ma soprattutto che la stretta ai contratti a termine della Legge Dignità non porti con sé il rischio di un aumento del "nero" o di situazioni di sotto inquadramento».

Francesca Giani

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