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Politica e Sanità

27 Maggio 2019

Occupazione farmacisti, Conasfa: boccata d’ossigeno da ingresso capitali


Occupazione farmacisti, secondo il Conasfa l'ingresso dei capitali in farmacia costituirebbe un mezzo per garantirne la sopravvivenza

I farmacisti collaboratori italiani sono i professionisti peggio retribuiti d'Europa e non hanno alcune possibilità di carriera in un sistema bloccato dall'ereditarietà della farmacia, l'ingresso dei capitali "potrebbe portare una boccata di ossigeno a tutti professionisti del settore" ma si "insegue un modello di farmacia che oggi non esiste più". Queste le considerazioni contenute in un comunicato diffuso dal Conasfa, la federazione delle associazioni dei farmacisti non titolari a commento della relazione del Presidente della Fofi Andrea Mandelli presentata durante il Consiglio Nazionale della Fofi del 10 maggio scorso che "non ha fatto minimo accenno alla componente maggioritaria della professione: i farmacisti collaboratori". Per il Conasfa, "se il sistema farmacia sia ancora sostenibile il merito vada attribuito soprattutto ai collaboratori". Nonostante la peggior retribuzione a livello europeo i farmacisti collaboratori italiani "riescono a mantenere alti gli standard qualitativi adeguandosi a nuovi orari di apertura, aggiornandosi e svolgendo la formazione ECM spesso sostenendone le spese e al di fuori dall'orario di lavoro". Tutto questo senza "alcuna possibilità di carriera in un sistema farmacia che è bloccato da decenni in una modalità che non consente un turnover nelle concessioni governative, a causa del "blocco" dovuto all'ereditarietà della farmacia". E cita il Pgeu che ha segnalato come "le due reali emergenze della nostra professione, dignità e riconoscimento delle competenze".
Una "boccata d'ossigeno", prosegue Conasfa, potrebbe ora arrivare con "l'ingresso dei capitali, che tanto spaventa il sistema lobbistico dei titolari di Farmacia".
"Fofi e Federfarma sono lanciate a inseguire un modello di farmacia che oggi non esiste più. La paura del confronto sulla dimensione economica della farmacia che le società di capitali possono portare serve solo a mascherare lo svuotamento e lo svilimento della professione, mentre la deriva commerciale paventata da diverse parti era già stata denunciata dalla stessa Fofi nel famoso documento del 2006".
C'è poi l'emergenza occupazionale che deve essere di "stimolo per la federazione per ripensare al ruolo del farmacista che vada oltre alla farmacia. Non è possibile limitarsi a mettere un limite all'accesso alle università senza trovare una soluzione alle migliaia di colleghi che già oggi non hanno un'occupazione. È necessaria una riforma dell'ente previdenziale verso il modello contributivo, sicuramente più equo e sostenibile per la componente più numerosa della categoria".
Ultimo punto toccato da Conasfa, le parafarmacie: "La visione della Fofi non è condivisibile, dimostrando una visione ristretta ed antiquata della professione. Urge altresì una riforma strutturale del corso di laurea in farmacia non limitandone gli ingressi ma rendendolo un corso di laurea moderno e avanzato che prepari i colleghi alla professione non più svolta solo in farmacia ma ovunque ci sia il farmaco".
Per Conasfa, la strada è quella della professione sanitaria e non dell'impresa Farmacia, solo così "si potrà immaginare ancora un futuro splendente per quella che rimane una delle professioni più importanti per il nostro futuro".

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